Moons apre una nuova finestra sull’universo con la sua prima luce

Moons, nuovo strumento dell’Eso, inizia le osservazioni al Vlt con mille fibre ottiche per studiare galassie e stelle.

Strumento Moons al Very Large Telescope, in Cile, inizia le prime osservazioni con mille fibre ottiche per studiare galassie e stelle
Strumento Moons al Very Large Telescope, in Cile, inizia le prime osservazioni con mille fibre ottiche per studiare galassie e stelle

La prima luce di Moons al Vlt

Dopo sedici anni di progettazione e sviluppo, il nuovo spettrografo infrarosso Moons dell’Eso ha iniziato le sue prime osservazioni al Very Large Telescope (Vlt) di Cerro Paranal, in Cile. Con circa mille fibre ottiche robotiche, Moons è in grado di studiare simultaneamente stelle e galassie, anche in quelle regioni della Via Lattea dove la polvere oscura la luce visibile. Questo strumento, che opera nel vicino infrarosso tra 1 e 1,8 micrometri, rappresenta un salto significativo nella capacità di osservazione astronomica, aprendo nuove possibilità per comprendere l’evoluzione delle galassie e della Via Lattea stessa. La sua capacità di acquisire spettri simultanei di mille oggetti è un passo avanti senza precedenti.

Una tecnologia complessa e innovativa

La scelta di operare nel vicino infrarosso ha reso Moons un progetto scientificamente prezioso ma tecnicamente estremamente complesso. Per raggiungere questo obiettivo, lo strumento deve funzionare a temperature criogeniche, mantenendo gli spettrografi a circa −143 e −233 gradi Celsius. Questo richiede un sistema di raffreddamento avanzato, con circa 5000 litri di azoto liquido, e un sistema di movimentazione unico, definito come un “treno criogenico”, che permette di spostare oltre tre quintali di vetro e metallo per quasi mezzo metro. La progettazione di questo sistema ha rappresentato una delle sfide più impegnative del progetto.

Un’osservazione in grado di rivoluzionare la conoscenza

Nel corso dei dieci anni di vita operativa previsti, Moons dovrebbe osservare fino a dieci milioni di oggetti, contribuendo a costruire una mappa tridimensionale della Via Lattea e a ricostruire la sua storia. Inoltre, lo strumento permetterà di studiare galassie lontane tra 5 e 10 miliardi di anni luce, un periodo in cui la formazione stellare era al suo massimo. Filippo Mannucci dell’Inaf ha sottolineato che Moons cambierà radicalmente il livello della conoscenza delle galassie, permettendo di ottenere spettri accurati di centinaia di migliaia di galassie e di analizzare dettagli come la dinamica, le abbondanze chimiche e la presenza di polvere interstellare.

Un contributo italiano fondamentale

L’Inaf ha contribuito a diversi aspetti chiave del progetto Moons, tra cui le soluzioni ottiche, il sistema di guida secondaria, i programmi di riduzione e analisi dei dati, nonché il software per l’allocazione e il posizionamento delle fibre ottiche. Questo lavoro ha reso possibile la realizzazione di un strumento che, grazie alle sue capacità, potrebbe rivoluzionare la comprensione dell’universo. Con i primi spettri acquisiti, gli astronomi hanno già iniziato a ottenere informazioni preziose, come le impronte chimiche di elementi come zolfo, ferro, titanio e magnesio, che aiutano a comprendere la composizione e l’evoluzione delle stelle e delle galassie.