Dario Capogrosso, allevatore di cani anti-lupo: “Vado in Australia per bloccare il dingo”
Dario Capogrosso, allevatore di cani anti-lupo, parte per l’Australia per insegnare a contenere il dingo, predatore incontrollato.

Un allevatore in cerca di soluzioni australiane
Dario Capogrosso, allevatore di cani anti-lupo, partirà il 10 settembre per l’Australia con un’idea chiara: insegnare agli allevatori locali a utilizzare i cani da guardiania per contrastare il dingo, un predatore che ha messo in pericolo le greggi australiane. L’allevatore, che opera a Sarazzano, in provincia di Tortona, ha sviluppato un modello unico di allevamento che ha attirato l’attenzione anche all’estero. Il viaggio, che durerà 25 giorni, è stato organizzato su invito del Ministero dell’Agricoltura australiano e di Paul Gibb, responsabile della Biosicurezza governativa.
Il dingo, un predatore scaltro e incontrollabile, ha reso complessa la protezione delle greggi australiane. L’estinzione della tigre della Tasmania, il predatore naturale del dingo, e l’introduzione degli allevamenti di ovini e bovini hanno contribuito a renderlo un super-predatore. Nonostante le recinzioni estese, che tagliano il continente australiano in due, il dingo continua a infestare le zone rurali, causando danni considerevoli.
Un modello unico di allevamento
Capogrosso, che alleva cani come il Pastore Maremmano Abruzzese e il Cane Pastore della Sila, ha sviluppato un approccio innovativo: cresce i cani insieme alle specie che dovranno proteggere. «Cresciamo i nostri cani assieme alle specie che dovranno proteggere», spiega. Questo metodo, che si basa su un’etica sostenibile, ha reso i cani da guardiania più efficaci e adatti a lavorare in team. In Italia, il problema non è solo il dingo, ma anche i lupi, le volpi e i falchi, che hanno aumentato la pressione sulle greggi.
La formazione è la chiave per un’efficace protezione. In Australia, i cani da guardiania non sono ancora considerati una soluzione valida. Capogrosso intende quindi fornire una formazione completa, mostrando come i cani possano diventare un alleato indispensabile per gli allevatori. «Voglio fare prima di tutto formazione, perché in quella parte del mondo non hanno idea di quanto possa essere efficace un cane da guardiania», afferma.
Un viaggio per condividere una soluzione
Il viaggio di Capogrosso inizia a Brisbane e si estende verso Sydney e la zona Sud Orientale, dove si concentrano le aziende agricole. L’obiettivo è creare un ponte tra l’Italia e l’Australia, condividendo una tecnica di allevamento che potrebbe aiutare a ridurre le predazioni e salvaguardare gli ecosistemi. «Per ora sono in programma solo conferenze e visite aziendali», spiega, ma la speranza è di poter introdurre presto i cani da guardiania in Australia. Un’esperienza che unisce passato e futuro. Il cane da guardiania ha una storia antica, che risale a circa 30.000 anni fa, quando i primi lupi grigi iniziarono ad avvicinarsi agli accampamenti umani. L’uomo Paleolitico li nutrì, si affezionò e iniziò un lungo processo di addomesticamento. Oggi, con il cambiamento dell’ambiente e l’aumento delle predazioni, il cane da guardiania torna ad essere un alleato indispensabile per gli allevatori.
Un’alternativa a una soluzione non sufficiente
Le recinzioni, pur essendo la soluzione più comune in Australia, non bastano a contenere il dingo. L’uso di esche avvelenate ha disperso i branchi e favorito la riproduzione incontrollata. «Le greggi sono alla mercé del predatore», dice Capogrosso. In Italia, il problema è simile: i lupi, le volpi e i falchi hanno aumentato la pressione sulle greggi, ma i cani da guardiania, se ben allevati, possono offrire una protezione efficace. Un’esperienza che potrebbe cambiare il futuro dell’allevamento. Capogrosso, con il suo modello unico, ha dimostrato che l’allevamento di cani da guardiania può essere una soluzione sostenibile e etica. Il viaggio in Australia è un’occasione per condividere questa esperienza e trovare nuove soluzioni per proteggere gli allevamenti e gli ecosistemi.
