Sarah Scazzi, quindici anni dopo la scomparsa e il delitto di Avetrana: “Il dolore è rimasto”

Sarah Scazzi, quindici anni dopo la scomparsa e il delitto di Avetrana: il dolore è rimasto.

Il 26 agosto 2010, Sarah Scazzi, una ragazza di 15 anni, scomparve improvvisamente da Avetrana, in provincia di Taranto. Dopo giorni di ricerca e una notizia che scosse l’opinione pubblica, il corpo della giovane fu ritrovato a poche centinaia di metri dal piccolo centro abitato. Il delitto, che si è rivelato un caso di omicidio consumato in famiglia, ha lasciato un segno indelebile nella comunità e nella vita di chi lo ha vissuto. Dopo quindici anni, la verità giudiziaria ha confermato che Sarah è morta quel giorno, vittima di un’azione cruenta e deliberata. Il dolore, però, non si è mai spento.

Un caso che ha scosso l’opinione pubblica

La scomparsa di Sarah Scazzi ha suscitato un enorme interesse mediatico. Il 29 settembre 2010, lo zio Michele Misseri, figura chiave nel caso, ritrovò il cellulare della nipote, semidistrutto, in un campo. Dopo un lungo interrogatorio, confessò di aver ucciso Sarah e di aver nascosto il cadavere in un pozzo in contrada Mosca. La notizia del ritrovamento fu diffusa in diretta televisiva dalla trasmissione “Chi l’ha visto”, con la conduttrice Federica Sciarelli in collegamento con la madre di Sarah, Concetta Serrano. L’arresto di Michele Misseri e il coinvolgimento di Sabrina, sua figlia, hanno spostato i riflettori su una famiglia che, per gelosia, ha commesso un atto di violenza estremo.

Il fascicolo fu riaperto dopo pochi giorni, e il 15 ottobre, Michele Misseri tirò in ballo la figlia Sabrina, arrestata con l’accusa di omicidio volontario in concorso. Il movente fu legato alla gelosia della cugina nei confronti di Sarah, per le attenzioni che l’amico Ivano Russo nutriva nei confronti della 15enne. Ma il quadro non era completo. Gli investigatori mancavano un ulteriore tassello: il coinvolgimento di Cosima Serrano, moglie di Michele e madre di Sabrina. Il delitto, consumato nel garage di casa, in via Deledda, fu ribattezzato la “casa degli orrori”. La testimonianza di Giovanni Buccolieri, un fioraio, rivelò un episodio che ha cambiato il corso dell’inchiesta.

Un delitto consumato in famiglia

La deposizione di Buccolieri, che vide Cosima e Sabrina strattonare Sarah e costringerla a salire in macchina, fu ritenuta attendibile e genuina. Nonostante le ritrattazioni successive, la testimonianza fu considerata attendibile dai giudici. La condanna delle due donne, Sabrina e Cosima Serrano, fu definitiva il 21 febbraio 2017, con una sentenza che prevedeva l’ergastolo. La battaglia giudiziaria, però, non si è fermata. Le due donne hanno condiviso la stessa cella e hanno continuato a dichiararsi innocenti, cercando una revisione del processo.

La Corte Europea per i diritti dell’uomo ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dai legali delle due donne, ma la battaglia non è finita. L’avvocato Nicola Marseglia ha spiegato che la famiglia è in una fase di stallo, ma non ha abbandonato l’idea di richiedere una nuova revisione del processo. Intanto, Michele Misseri, condannato a 8 anni di reclusione, è tornato in libertà il 11 febbraio 2024. Ha lasciato definitivamente il carcere di Lecce e si vede di tanto in tanto nella villetta di via Deledda, dove ha ribadito la completa innocenza della moglie e della figlia. La madre di Sarah, Concetta Serrano, continua a vivere nella casa di famiglia, a pochi metri dal luogo in cui è stata uccisa la figlia.

La storia di Sarah Scazzi è un esempio di come un delitto possa lasciare un segno indelebile. Il dolore, per la famiglia e per la comunità, è rimasto. La verità è stata trovata, ma la sofferenza non si è mai spenta. La serie tv “Avetrana – Qui non è Hollywood”, realizzata da Pippo Mezzapesa, ha riportato l’attenzione su un episodio che il paese preferiva dimenticare. Il titolo originale, che includeva il nome del paese, fu contestato, ma il giudice ha stabilito che non era diffamatorio. La memoria di Sarah, però, è rimasta. E il dolore, per chi l’ha vissuto, è rimasto.