Djokovic in lacrime agli US Open, il corpo non regge più: “Non so se posso continuare”

Djokovic in lacrime agli US Open dopo sconfitta al primo turno, il corpo non regge più.

Djokovic in lacrime durante il quinto set agli US Open, il pubblico lo sostiene mentre si siede al cambio di campo
Djokovic in lacrime durante il quinto set agli US Open, il pubblico lo sostiene mentre si siede al cambio di campo

Djokovic in lacrime agli US Open, il corpo non regge più: il campione serbo, dopo una sconfitta al primo turno contro l’argentino Mariano Navone, ha espresso emozioni intense che hanno fatto il giro del mondo. La partita, durata quattro ore e 36 minuti, si è conclusa con un risultato di 7-6(5), 5-7, 4-6, 6-2, 6-1 a favore del numero 49 del mondo. La sconfitta, che non succedeva da 20 anni, ha messo in luce un problema fisico che sembra accompagnare Djokovic in ogni partita. Il serbo ha ammesso di aver pensato al ritiro durante l’incontro, ma ha scelto di continuare dopo aver conquistato il secondo e il terzo set.

Un corpo che crolla

Durante la partita, Djokovic ha mostrato segni di affaticamento evidenti. Ha vomitato ripetutamente, sofferto di crampi e accusato problemi alla schiena e alla spalla. Il pubblico dell’Arthur Ashe Stadium ha tentato di spingerlo verso l’ennesima rimonta impossibile, ma il serbo non è riuscito a trattenere le lacrime nel quinto set. “Il mio corpo crolla” ha detto, mentre si siedeva al cambio di campo. La sua voce, spenta, ha raccontato una notte di sofferenza fisica e mentale. La sconfitta non è solo un risultato, ma un segnale di un problema che sembra non risolversi.

Un problema che non riguarda solo New York

Djokovic ha spiegato che il problema non riguarda soltanto la notte di New York. “È qualcosa che purtroppo mi porto dietro praticamente in ogni partita quest’anno”, ha detto. Il serbo ha parlato di episodi di vomito e di un problema che considera serio. Successivamente, ha spiegato che il corpo comincia a cedere tra crampi e dolori, fino ai problemi alla schiena e alla spalla che lo hanno limitato contro Navone. “Non lo so. Ci sto provando” ha aggiunto, mostrando una volontà di trovare una soluzione, ma senza certezze.

La sconfitta al primo turno ha un peso enorme. Djokovic non perdeva al primo turno di un torneo del Grande Slam dall’Australian Open 2006. A New York, invece, aveva vinto tutti i precedenti 19 incontri disputati al debutto. Vent’anni dopo, è stato Mariano Navone a interrompere la serie. La sconfitta non è solo un risultato, ma un segnale di un problema che sembra non risolversi. “Ho odiato quasi ogni momento passato in campo” ha detto Djokovic, rivelando la sua frustrazione e la sua sofferenza fisica.

Un pubblico che lo sostiene

Il pubblico americano ha provato fino all’ultimo a tenere in piedi Djokovic. Ed è proprio il rapporto con gli spettatori a spiegare la commozione del quinto set. Il serbo ha definito incredibile il sostegno ricevuto dall’Arthur Ashe Stadium e ha raccontato che l’affetto del pubblico gli ha “toccato il cuore”. “Non è stato solo il sostegno, ma la forza che mi ha spinto a continuare” ha detto, riconoscendo l’importanza del sostegno ricevuto. Tuttavia, il giudizio sulle proprie condizioni durante la partita è stato chiaro: Djokovic ha ammesso di aver “praticamente odiato ogni momento” trascorso in campo.

Le immagini di Djokovic in lacrime hanno inevitabilmente alimentato interrogativi sul suo futuro. Ma è importante distinguere le emozioni di una notte durissima da un annuncio che, al momento, non è arrivato. Djokovic non ha comunicato l’intenzione di ritirarsi dal tennis. Le sue dichiarazioni indicano piuttosto la volontà di capire e risolvere il problema fisico che lo sta condizionando. Resta però un’immagine destinata a segnare questi US Open: uno dei giocatori mentalmente più forti della storia del tennis seduto sulla panchina, esausto e in lacrime, mentre migliaia di persone gridano il suo nome.