Trump, approvazione in calo a tre mesi dal midterm. Dall’Iran ai dazi, la lista dei fallimenti che indeboliscono il presidente

Approvazione di Trump in calo al 33% a tre mesi dal midterm. Dazi, conflitto in Iran e sfide economiche mettono a rischio la sua leadership.

Trump, presidente degli Stati Uniti, discute con leader internazionali durante un incontro sul conflitto in Iran e sulle sanzioni economiche
Trump, presidente degli Stati Uniti, discute con leader internazionali durante un incontro sul conflitto in Iran e sulle sanzioni economiche

Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, si trova a tre mesi dal midterm in una posizione di debolezza crescente, con un tasso di approvazione che ha perso 14 punti, scendendo al 33%, secondo un sondaggio Reuters/Ipsos. La sua amministrazione, in particolare, si trova a fronteggiare una serie di fallimenti che mettono in discussione la sua capacità di guidare il Paese. Tra i problemi più evidenti, il conflitto con l’Iran e la gestione dei dazi commerciali con il Canada. La situazione si complica ulteriormente con la mancanza di risposte soddisfacenti da parte della Fed sui tassi d’interesse e l’inasprimento dei prezzi del petrolio e del gas.

Conflitto in Iran e fallimenti strategici

Le difficoltà più evidenti emergono dal conflitto in Iran, in cui Trump si è buttato con eccessiva leggerezza e da cui ora non sa come uscire. L’operazione militare, inizialmente promessa come un facile successo, si è rivelata un fallimento. Nonostante i consigli di Benjamin Netanyahu e i vertici del Pentagono, l’attacco non ha portato i risultati sperati. Gli arsenali USA, ormai sguarniti di missili a lungo raggio e intercettori, rendono impossibile proseguire un’offensiva su larga scala. L’amministrazione è costretta a ripiegare sulle sanzioni, uno strumento utilizzato precedentemente da Barack Obama e Trump al primo mandato per limitare le ambizioni nucleari di Teheran.

La strategia delle sanzioni non ha dato i risultati sperati.

Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato l’Operation Economic Outcast, un piano di nuove sanzioni contro l’Iran e chiunque continui a fare affari con l’Iran. Tuttavia, non è chiaro quanto Trump sia pronto a colpire Cina e Russia, i due principali partner commerciali e strategici dell’Iran. Il D-Day potrebbe dunque trasformarsi nell’ennesimo capitolo di un conflitto diventato un pantano da cui l’America non sa come uscire.

La resistenza al piano di Trump

Non solo il conflitto in Iran ha messo in difficoltà l’amministrazione Trump, ma anche la gestione dei dazi commerciali con il Canada. Il primo ministro canadese Mark Carney ha rifiutato di piegarsi agli ultimatum commerciali di Trump e ha ribaltato il tavolo dei negoziati, annunciando tariffe del 15%, 25% e 50% su circa 700 prodotti statunitensi. Inoltre, ha presentato un piano di sostegno finanziario per imprese e lavoratori colpiti dalla disputa con l’amministrazione Trump.

Carney, che a gennaio a Davos aveva affermato che “il vecchio ordine mondiale non tornerà”, adotta una tattica simile a quella che segue l’Iran. Tiene testa alle minacce di Trump, non si piega ai suoi ultimatum e punta a rivelarne il possibile bluff. Questa resistenza non è limitata al Canada: Benjamin Netanyahu ha respinto il piano USA per Gaza, gli europei si sono rifiutati di entrare in guerra con l’Iran, e gli alleati arabi hanno costretto Trump ad abbandonare il progetto di imporre un pedaggio nello Stretto di Hormuz.

La resistenza internazionale a Trump si fa sempre più forte.

Nonostante la sua influenza, Trump non riesce a controllare completamente la situazione. Dieci candidati appoggiati da lui alle primarie di midterm sono stati snobbati dagli elettori repubblicani. Sono poi 36 le università che si sono unite nel sostegno alla causa che Harvard ha intentato all’amministrazione per il taglio dei finanziamenti federali. Diversi studi legali, che Trump ha preso di mira per aver difeso i suoi presunti nemici, hanno alla fine scelto la strada dello scontro giudiziario aperto.