Le scuole al caldo: un problema che richiede soluzioni immediate

Le scuole italiane non sono adeguate al caldo estivo: un problema educativo e sanitario che richiede interventi urgenti.

Studenti in classe con temperature elevate, scuole non adeguate al caldo estivo, problemi di apprendimento e salute
Studenti in classe con temperature elevate, scuole non adeguate al caldo estivo, problemi di apprendimento e salute

Le scuole italiane non sono più adeguate al caldo estivo, un problema che si fa sempre più urgente e che coinvolge milioni di studenti. Il caldo si prolunga e interessa mesi in cui le scuole sono aperte, con conseguenze dirette sull’apprendimento e sul benessere degli studenti. La soluzione non può limitarsi a chiudere le scuole nei mesi più caldi, ma richiede investimenti mirati per rendere gli edifici scolastici vivibili. In Italia, solo il 10 per cento delle scuole dispone di aria condizionata, e in regioni come Piemonte, Umbria e Basilicata la copertura è inferiore al 5 per cento. Questo crea una situazione di disuguaglianza educativa, con studenti esposti a temperature critiche per mesi.

Le temperature estive crescono e durano più a lungo

Negli ultimi 25 anni, la temperatura media estiva è aumentata di circa 0,5°C ogni dieci anni in tutte le province italiane, con differenze territoriali contenute. Questo incremento ha reso le estati sempre più lunghe e intense, con picchi di calore che si estendono da maggio fino ai primi mesi autunnali. A giugno, dove già oggi quasi ogni scuola opera fuori da condizioni climatiche comfort, il numero di istituti aperti con più di 30 gradi potrebbe triplicare. L’estate italiana non sarà solo più calda, ma anche più lunga, coinvolgendo praticamente tutti gli studenti.

Combinando i dati meteo d’archivio di IlMeteo.it con quelli del ministero dell’Istruzione e del merito, si scopre che 2,7 milioni di studenti, il 45 per cento del totale, vanno a scuola con più di 26°C in media per almeno un mese tra maggio, giugno e settembre. Nei comuni con più di 20mila abitanti, circa 21 giorni scolastici all’anno superano questa soglia, pari al 10 per cento dell’intero calendario scolastico. Questi giorni di forte caldo equivalgono a perdere circa un mese di scuola in condizioni adeguate, e nell’arco dell’istruzione obbligatoria gli effetti si accumulano fino a corrispondere a quasi un intero anno di scuola.

Il caldo ha un costo educativo misurabile

Le alte temperature riducono l’apprendimento, come dimostrano diversi studi accademici. Il caldo ha un costo educativo misurabile per gli studenti: diversi studi accademici mostrano infatti che le alte temperature riducono l’apprendimento. Investire oggi per rendere le scuole vivibili durante i mesi più caldi è un passo per garantire agli studenti condizioni adeguate di apprendimento, ridurre le disuguaglianze educative e rafforzare, nel lungo periodo, il capitale umano del paese.

Le linee guida internazionali, tra cui quelle di ONU e Unicef, raccomandano un ventaglio di soluzioni passive: schermature solari, isolamento dell’involucro e dei serramenti, tetti riflettenti o verdi, aree verdi, ventilazione naturale e riduzione dei guadagni solari nelle ore più calde. Questi interventi comportano investimenti rilevanti, ma possono produrre benefici in termini di condizioni di apprendimento, salute e continuità dell’attività scolastica.

E dunque i costi di queste misure sarebbero ampiamente superati dai benefici attesi, tra cui migliore apprendimento, maggiori competenze utili nel mondo del lavoro e, alla fine, maggiori entrate fiscali future. La soluzione al problema non può semplicemente essere chiudere le scuole nei mesi caldi. La pausa estiva, una delle più lunghe in Europa, penalizza soprattutto gli studenti che provengono da contesti socio-economici svantaggiati, con più difficoltà ad accedere a opportunità estive: allungarla ancora aggraverebbe le disuguaglianze educative invece di ridurle.