Valditara riduce fondi per asili nido in aree con scarsa copertura
Il ministero riduce i fondi per asili nido in regioni con bassa copertura, privilegiando i territori con servizi esistenti.

Il ministero dell’Istruzione e del merito, guidato da Giuseppe Valditara, ha dimezzato i fondi destinati a aprire nuovi asili nido in aree con scarsa copertura, privilegiando i territori che già dispongono di servizi. L’azione, resa nota nel piano d’azione 0-6 per il periodo 2026-2030, ha ridotto la quota perequativa del fondo 0-6 dal 20% al 10%, con un taglio complessivo di 193 milioni di euro. I soldi risparmiati sono stati reinvestiti nella già esistente rete di asili nido, aumentando la quota destinata a chi ha già i servizi. La decisione ha suscitato preoccupazioni per il rischio di aggravare i divari tra le regioni, in particolare nel Mezzogiorno, dove la copertura dei servizi educativi per l’infanzia rimane al di sotto del livello essenziale.
Una scelta che privilegia i territori con servizi esistenti
Secondo il piano approvato, il 50% delle risorse del fondo 0-6 sarà destinato a regioni che hanno ampliato i posti disponibili nei servizi educativi per l’infanzia con risorse proprie. Questa scelta, però, ha suscitato critiche per la mancanza di equità, soprattutto in contesti in cui i posti sono stati creati grazie a fondi del Pnrr, assegnati attraverso bandi competitivi che hanno favorito i territori già dotati di servizi. La motivazione ufficiale del ministero è legata al consolidamento e alla riqualificazione dell’offerta educativa, ma molti ritengono che si tratti di una scelta che penalizza le regioni con maggiore bisogno.
Il taglio dei fondi rischia di allontanare ulteriormente le regioni del Sud dall’obiettivo del 33% di copertura. In Campania e Sicilia, la copertura dei servizi educativi per l’infanzia è al 19% e al 19,5%, rispettivamente, rispetto al 31,6% nazionale. Il piano prevede che le regioni che non trasmettono una programmazione «corretta e completa» perdano i fondi, in favore di altre. Questo meccanismo, già contestato dalla Corte costituzionale, potrebbe alimentare tensioni tra i territori.
Le conseguenze per le regioni meridionali
Un altro aspetto critico riguarda il cofinanziamento regionale. Ogni milione di euro di fondi del Fondo 0-6 deve essere integrato da 250mila euro di risorse locali. Questo crea un ulteriore carico per le regioni in difficoltà finanziaria, come quelle meridionali, che già lottano per mantenere i servizi esistenti. La priorità del governo, quindi, sembra essere di premiare i territori con servizi già attivi, a scapito di quelli che ne hanno maggiormente bisogno. La decisione di Valditara potrebbe aggravare i divari tra le regioni e mettere in pericolo la qualità del servizio educativo per i bambini. La priorità, come ha sottolineato un osservatore, dovrebbe essere dare risposte ai cittadini nel luogo in cui vivono, non premiare o punire enti territoriali. La sfida per il governo sarà garantire equità e accesso ai servizi educativi per l’infanzia in tutta Italia, senza aggravare i divari tra le regioni.
- Taglio del 50% della quota perequativa del fondo 0-6
- Riduzione di 193 milioni di euro complessivi
- Preferenza per i territori con servizi esistenti
- Conseguenze critiche per le regioni meridionali
La decisione del ministero, se confermata, potrebbe rappresentare un ulteriore passo verso l’ingiustizia nella distribuzione dei fondi per i servizi educativi per l’infanzia. Mentre i bambini senza nido aspettano, il governo sembra privilegiare i territori con servizi già attivi, a scapito di quelli che ne hanno maggiormente bisogno.
