Frane, il Bellunese non riceve finanziamenti: su 33 progetti, zero finanziati
Il Bellunese non riceve finanziamenti per interventi di difesa del suolo, nonostante 33 progetti siano stati presentati.

Il Bellunese non riceve finanziamenti per interventi di difesa del suolo, nonostante 33 progetti siano stati presentati. Il Comune di Seren, in particolare, ha investito oltre 2 milioni di euro solo per gli effetti della tempesta Vaia, con interventi di consolidamento, messa in sicurezza e prevenzione del dissesto idrogeologico. Nonostante i dati, i fondi statali non sono arrivati, e il sindaco Dario Scopel ha espresso preoccupazione per la situazione. La questione si pone in un contesto nazionale, dove il fondo statale per il dissesto idrogeologico ha distribuito 98 milioni di euro, ma il Bellunese non ha ricevuto alcuna somma.
Un territorio a rischio, senza risorse
Il Bellunese, con circa 6mila frane censite in Veneto, è il territorio con il maggior numero di dissesti idrogeologici della regione. Nonostante ciò, i 33 progetti presentati non hanno ricevuto alcun finanziamento. La situazione ha suscitato preoccupazione tra i sindaci e i rappresentanti locali, che vedono una mancanza di risorse per interventi cruciali. Non è una questione geografica, certo. Ma spiace perché vengono penalizzati i Comuni virtuosi, ha sottolineato Alberto Peterle, sindaco di Alpago e consigliere provinciale con delega alla difesa del suolo.
La difesa del suolo e la lotta al dissesto idrogeologico richiedono una pianificazione mirata e tempestiva. La prevenzione costa meno, sia in termini economici che sociali, rispetto a rincorrere le emergenze, ha sottolineato Peterle. I Comuni montani, come il Bellunese, hanno una conoscenza puntuale del territorio e una capacità d’azione specifica. Tuttavia, i finanziamenti non seguono questa logica. «Servirebbero finanziamenti ad hoc, tanto più quando servono a coprire interventi fatti dai Comuni», ha aggiunto il sindaco.
Un fondo che non raggiunge chi ne ha più bisogno
Subito dopo Ferragosto, è stato pubblicato il decreto del 13 luglio con il quale lo Stato assegna ai Comuni le risorse per la progettazione definitiva ed esecutiva di interventi di messa in sicurezza. Tuttavia, il Bellunese non ha ricevuto alcun finanziamento, nonostante abbia presentato 33 progetti. «La definizione di cortocircuito rischia di essere molto vicina a quella di ingiustizia», ha detto Peterle. La questione si pone in un contesto nazionale, dove il fondo statale per il dissesto idrogeologico ha distribuito 98 milioni di euro, ma il Bellunese rimane a secco.
La mancanza di finanziamenti ha un impatto diretto sulla sicurezza delle persone, delle abitazioni, delle attività economiche e della viabilità. I Comuni montani, come il Bellunese, hanno una conoscenza puntuale del territorio e una capacità d’azione specifica. Tuttavia, i finanziamenti non seguono questa logica. «Servirebbero finanziamenti ad hoc, tanto più quando servono a coprire interventi fatti dai Comuni», ha aggiunto il sindaco. La situazione, purtroppo, sembra confermare una tendenza a privilegiare i territori con disavanzo, a scapito di quelli che amministrano bene le risorse.
