Cosimo Ferri, l’indipendente che potrebbe cambiare il Csm

Il candidato indipendente Cosimo Ferri si prepara a sfidare i tradizionali gruppi nel voto del Csm, con un progetto che punta su giovani magistrati e riforme.

Un magistrato in piedi davanti a un'aula, con un foglio di dati e un'assemblea in fondo, durante un dibattito sul Csm
Un magistrato in piedi davanti a un’aula, con un foglio di dati e un’assemblea in fondo, durante un dibattito sul Csm

Il voto per il Consiglio superiore della magistratura (Csm) si avvicina, e il nome di Cosimo Ferri si fa sempre più sentire come una variabile imprevedibile. Mancano due mesi al 25 e 26 ottobre, quando si terranno le elezioni, e il candidato indipendente, ex capocorrente dei conservatori di Magistratura indipendente, sta cercando di spostare il dibattito su temi nuovi e riformatori. Ferri, che ha lasciato le correnti e si presenta in solitaria, potrebbe diventare una figura chiave per il futuro del Csm.

Un sistema elettorale complesso

La legge elettorale Cartabia ha reso il processo di elezione del Csm un puzzle intricato. Sette collegi, tra cui quattro di merito e due dei pm su base territoriale, e uno di Cassazione su base nazionale, eleggono con sistema maggioritario 15 candidati. I restanti cinque posti vengono assegnati con quota proporzionale, calcolata su base nazionale. Questo meccanismo ha reso necessario l’apparentamento, ovvero la scelta di chi si alleanza per massimizzare i voti. Per i gruppi associati, significa confermare i componenti scelti, mentre per gli “indipendenti” è il momento della verità.

Per esempio, se il requisito di indipendenza si traduce in una candidatura al di fuori delle correnti, il nome più indipendente di tutti è quello di Cosimo Ferri, che delle correnti ha fatto parte e ora gioca in solitaria. Ex capocorrente dei conservatori di Magistratura indipendente, ex sottosegretario alla Giustizia e deputato, Ferri ora punta a tornare in Consiglio. La sua candidatura potrebbe diventare un simbolo di una nuova forma di indipendenza, ma anche un richiamo al passato.

Un progetto per il futuro del Csm

«La mia è una presenza nello spirito della legge, che incentiva proprio le candidature autonome e trasversali, sopra le correnti», ha detto Ferri. A riprova di questo, sottolinea il fatto che non ci siano apparentamenti con candidati nel collegio di legittimità (l’unico su base nazionale) né in quelli dei pm. Domanda ovvia, quale è il suo progetto per il futuro Csm? «Un consiglio più moderno e attento alle problematiche dei giovani magistrati. Sono cambiati i tempi e le esigenze. No alla restaurazione», ha concluso.

Il suo obiettivo è chiaramente rivolto ai giovani magistrati, entrati in quasi tremila unità negli ultimi quattro anni grazie ai concorsi banditi dal ministero per coprire i vuoti di organico. Un popolo di magistrati che hanno l’elettorato attivo perché votano, ma non quello passivo perché per candidarsi al Csm serve la terza valutazione di professionalità, quindi 12 anni di ruolo. Questo è il serbatoio di voti a cui tutti puntano, con strategie diverse. La sua candidatura ha terremotato la campagna elettorale prima ancora che sia entrata nel vivo. Il suo è un nome ingombrante che riporta alla mente il caso Palamara ma, per quelli con la memoria più lunga, anche la sua grande capacità di catalizzare voti. Per questo la sua candidatura da indipendente significa una spina nel fianco per il Mi, che rischia di perdere consensi. Pochi o tanti, lo diranno le urne.

Al tempo stesso, Ferri non è l’unica variabile in gioco. Sul fronte progressista, la candidata di Area Egle Pilla potrebbe perdere consensi in favore di Giovanni Nardecchia, il candidato della rete Autogoverno diffuso sostenuto da Md. Mentre sul fronte conservatore, l’ex segretario dell’Anm Salvatore Casciaro che corre per Mi potrebbe venire insidiato da Luisa De Renzis, espressione del mondo cattolico. Nel mezzo c’è Elisabetta Ceniccola, procuratrice generale di Unicost molto stimata internamente. Il collegio di legittimità, i cui candidati verranno votati da tutto il corpo elettorale, quasi 10mila teste, è la cartina al tornasole. Per venire eletti si calcola che servano circa 1300 voti e si gioca la partita più tesa: i candidati sono tutti profili stimati e riconoscibili, ma con alcune sovrapposizioni. Il sistema elettorale alimenta l’incertezza, ma la competizione è già in atto.