Centrosinistra in corsa per la leadership, ma le primarie restano un nodo irrisolto

Il centrosinistra si prepara alle primarie, ma le regole e i tempi restano incerti. Schlein e Conte in testa, ma il voto online e la politica estera complicano la situazione.

Leader del centrosinistra si preparano alle primarie, con incertezze sulle regole e i tempi
Leader del centrosinistra si preparano alle primarie, con incertezze sulle regole e i tempi

Dopo la vittoria del No al referendum, Giuseppe Conte e Elly Schlein hanno rotto gli indugi a marzo, ma le regole e i tempi per la corsa alla leadership del centrosinistra restano incerti. Mentre i leader si dispongono come i partecipanti al Palio di Siena, la scelta del candidato non è ancora chiara. Tra i possibili nomi, si segnala Riccardo Magi di Più Europa, che ha aperto alla sua candidatura, e la deputata Elisabetta Piccolotti, moglie di Nicola Fratoianni, in pole position. Tuttavia, nonostante le pressioni di Conte, nessuna indicazione chiara è arrivata sulle regole di ingaggio né sui tempi. Il nodo delle primarie non si scioglie, e i leader si muovono con incertezze.

La battaglia per il ballottaggio

Le regole di ingaggio sembrano riguardare il ballottaggio tra i primi due candidati in termini di consensi e la possibilità di votare online. La prima ipotesi vedrebbe favorevole il Pd: tra i dem c’è la sicurezza che in uno scontro a due la segretaria non avrebbe rivali. Anche perché, al primo turno, è facile immaginare che molti dei voti su cui punterebbe Schlein potrebbero disperdersi nei rivoli centristi. Per lo stesso motivo, Conte sarebbe avvantaggiato da una sfida a un turno solo.

Il voto online rappresenta un ulteriore fattore di incertezza per il centrosinistra. Il M5s è attrezzato meglio e da tempo nell’organizzare la base attraverso le piattaforme. Al contrario, iscritti ed elettori dem considerano i gazebo come un rituale fondamentale nella vita del partito. Ma anche per questo, a sentire fonti dem, il punto di caduta potrebbe essere proprio lo ‘scambio’ tra ballottaggio e voto online.

La questione Ucraina e la legge elettorale

Oltre al nodo delle regole e dei tempi, c’è quello dei temi, con i dossier principali che continuano a far penare i leader del centrosinistra, Ucraina in primis. Da questo punto di vista appare significativo l’ultimo scontro interno nato da una intervista di Conte in cui il leader M5s rinviava alle primarie, e quindi a dopo la scelta della guida del centrosinistra, lo scioglimento del nodo sulla politica estera. Parole che hanno fatto insorgere Schlein, “non funziona così”, fino al pranzo “distensivo”.

Con la ripresa dei lavori parlamentari, tuttavia, ci sarà occasione per i leader di dimostrare la loro capacità di intesa nelle aule parlamentari, ma anche fuori, in occasione della battaglia sulla legge elettorale. “Tutti i leader in piazza il 15 settembre”, è l’appello lanciato da Riccardo Magi che spera così di rinvigorire quel “Fronte del No” risultato vincente al referendum sulla giustizia. La battaglia per la Costituzione è la vera posta in gioco per il Pd. I dem sono consapevoli che la vera posta in gioco è l’elezione del Presidente della Repubblica, nel 2029: in un Parlamento dominato dalla destra per mezzo di un “premio di governabilità sproporzionato”, spiegano i dem, Giorgia Meloni e i suoi avrebbero carta bianca nella scelta del Capo dello Stato.