Femminicidio a Venezia, la madre racconta: «Siamo state 8 volte dai carabinieri»
Femminicidio a Venezia, la madre racconta: «Siamo state 8 volte dai carabinieri»

Il femminicidio di Tania Terrin a Venezia ha scosso la comunità locale e ha acceso un dibattito su come le donne vengano protette quando denunciano violenze domestiche. La donna, 39 anni, era stata strangolata lo scorso aprile e aveva fatto denuncia ai carabinieri, i quali avevano emesso un ammonimento nei confronti del suo ex compagno, Dino Keber. La madre, Marinella Forner, ha rivelato che la famiglia aveva rivolto più volte alle forze dell’ordine, segnalando l’aggressione e la paura della figlia. La donna aveva anche inviato un messaggio ai vicini, con una foto dell’uomo, per metterli in guardia. La tragedia si è verificata la sera di Ferragosto, quando Keber, dopo aver ucciso l’ex compagna, si è tolto la vita nella sua abitazione a Dolo.
Denunce e messaggi di allerta
La donna aveva denunciato l’aggressione di aprile e aveva presentato una querela ai carabinieri, corredata da un certificato medico. A giugno era arrivato un provvedimento formale, con un ammonimento formale nei confronti di Keber, già noto alle forze dell’ordine. Nonostante questo, la madre racconta che la figlia aveva continuato a sentirsi in pericolo. «Lui si è presentato sotto casa mia tante volte», ha detto una vicina, che ha riferito che Tania le aveva confidato di aver visto l’uomo spesso nei dintorni. Il messaggio inviato nel gruppo WhatsApp dei vicini era un modo per metterli in guardia. La madre ha sottolineato che la donna aveva anche chiesto ai carabinieri di aiutare le donne che denunciano i loro ex.
La madre ha raccontato che la famiglia aveva segnalato l’aggressione 8 volte. La donna aveva anche provato a chiamare Tania al telefono e a bussare alla porta, ma senza successo. La madre ha espresso la sua preoccupazione e ha chiesto ai carabinieri di proteggere le donne che denunciano violenze domestiche. «Aiutatemi, sono bloccato da due cani», ma lui è il ladro. Queste parole sono state condivise come un appello per tutelare le donne che denunciano.
La scoperta del corpo e l’indagine
La madre di Tania ha raggiunto l’abitazione della figlia intorno alle 21.30 e ha provato a entrare, ma non ha ottenuto risposta. Ha chiamato la donna al telefono e ha bussato alla porta, senza successo. Si è rivolta ai carabinieri, che sono arrivati sul posto e hanno cercato un modo per accedere all’appartamento. La porta non presentava segni di effrazione, ma i militari hanno raggiunto il balcone da un’altra abitazione e hanno sfruttato una finestra lasciata aperta. All’interno hanno trovato la donna priva di vita sul divano. Gli investigatori ritengono che Keber, dopo aver ucciso l’ex compagna, sia tornato a Dolo e si sia tolto la vita. Le indagini dovranno chiarire con precisione la sequenza degli eventi.
La donna aveva subito altre aggressioni prima di quella fatale. Secondo la madre, Tania aveva subito almeno altre due aggressioni da parte di Keber, entrambe nell’abitazione dell’uomo. In una delle occasioni l’uomo le avrebbe provocato una lesione a un timpano, oltre ad averla graffiata. In un altra, invece, le conseguenze sarebbero state fortunatamente meno gravi. Situazione che, riferisce ancora la madre, aveva portato la famiglia a rivolgersi più volte alle forze dell’ordine. «Temevo sarebbe successo qualcosa», ha detto la madre.
