Platano in pericolo, l’agronomo: «È irrecuperabile, rischio inaccettabile»
L’agronomo Claudio Corazzin spiega la situazione del platano di Riviera Comisso: irrecuperabile, rischio per la sicurezza.

L’agronomo Claudio Corazzin ha chiarito la situazione del platano di Riviera Comisso, un albero di grandi dimensioni situato in un’area di passaggio a Treviso. L’esperto ha spiegato che l’albero è irrecuperabile e che il rischio di caduta rappresenta un pericolo inaccettabile. «L’ho esaminato io, è irrecuperabile. È in un luogo di passaggio, inaccettabile rischiare che travolga qualcuno», ha detto Corazzin, sottolineando che l’albero non è stato ancora abbattuto nonostante le condizioni critiche. L’esperto ha anche ricordato che Treviso, negli anni ’90, è stata tra le prime città a censire e monitorare regolarmente gli alberi nel territorio comunale.
Monitoraggio costante e diagnosi non modificate
L’albero è stato costantemente monitorato da almeno vent’anni, e negli ultimi quindici da Corazzin stesso. «L’equilibrio tra patogeno ed ospite è saltato per una qualche ragione e la carie è in progressione più di quanto l’albero compensi», ha spiegato. L’esperto ha anche sottolineato che la carie al colletto estesa coinvolge le principali radici centrali e si estende lungo il fusto. «La carie è molto datata, tanto che la cavità venne riempita di cemento almeno trent’anni fa», ha aggiunto. Nonostante i provvedimenti, i funghi hanno continuato a scavare l’interno del tronco, debilitando la pianta.
Le diagnosi non dipendono dal colore politico del committente
Corazzin ha ribadito che le sue diagnosi non cambiano in base al colore politico del committente. «Né il sindaco, né l’assessore o nessuno mi ha mai chiesto di modificare una diagnosi, anzi per ogni abbattimento decretato c’è sempre bisogno di spiegare, rispiegare e rispiegare», ha sottolineato. L’esperto ha anche ricordato che a Treviso esiste un sistema di contraddittorio, in cui chi riceve le diagnosi controlla e controdeduce con cognizione di causa quando necessario. «Ripeto, le mie diagnosi non cambiano in base al colore politico del mio Committente. E non mi pagano di più se abbatto o tengo in piedi», ha concluso.
Costi elevati e alternative non praticabili
Per consolidare l’albero sarebbe necessario inserire due putrelle nel fiume a “V” rovesciata con tutte le controventature necessarie. Tuttavia, considerati i luoghi e la necessità di lavorare con una gru, il costo avrebbe superato serenamente gli 80mila euro per tirare avanti l’albero una decina di anni. «Obiettivamente, nella fattispecie non giustificabile», ha detto Corazzin. L’esperto ha anche osservato che la zona è centrale e frequentata, e che il rischio di cedimento è inaccettabile. «Che nel caso di un cedimento la pianta cada nel fiume è probabile ma non scontato, dipende dalla struttura che cede prima con possibilità che vada in torsione verso zone frequentate», ha spiegato.
Il post di Corazzin, pubblicato sui suoi canali social, è arrivato in un momento in cui centinaia di messaggi sono stati inviati al sindaco per salvare l’albero. L’esperto ha chiarito che la situazione non è legata a questioni paesaggistiche, ambientali, economiche o politiche, ma alla sicurezza dei luoghi. «La questione non è paesaggistica, non è ambientale, non è economica, non è politica ma è legata alla sicurezza dei luoghi», ha concluso.
