Alcol, cocaina e social network: la dipendenza ha un unico meccanismo
Alcol, cocaina e social network agiscono sul sistema della ricompensa del cervello, spiega un esperto.
Alcol, cocaina, gioco d’azzardo e social network condividono un meccanismo biologico: agiscono sul sistema della ricompensa del cervello, un circuito evolutivo che spinge l’essere umano verso ciò che lo rende felice. Questo concetto, spiegato in modo accessibile da Giovanni Martinotti, professore di Psichiatria all’Università “G. d’Annunzio” di Chieti, è al centro del libro “Cervello e dipendenze. Dalle droghe ai social network: la scienza dell’addiction”. Il libro, edito da Zanichelli, mette in luce come le dipendenze non siano solo un problema morale, ma una condizione neurologica reale, misurabile e documentabile.
sistema della ricompensa
Il sistema della ricompensa, spiega Martinotti, è un meccanismo antichissimo che regola desiderio, gratificazione e motivazione. Questo circuito, attivato da sostanze come l’alcol o la cocaina, è lo stesso che viene sfruttato dalle piattaforme digitali per mantenere l’attenzione degli utenti. Le notifiche, i like e lo scroll infinito producono rilasci di dopamina, un neurotrasmettitore associato al piacere, che il cervello impara a cercare compulsivamente. Questo fenomeno ha portato a una forma di dipendenza comportamentale, che non è meno reale delle dipendenze da sostanze.
la dipendenza non è una debolezza
Un pregiudizio comune, smentito da Martinotti, è che la dipendenza sia frutto di una mancanza di forza di volontà. Al contrario, il libro sottolinea che chi è dipendente dall’alcol non è un debole di carattere, ma una persona il cui cervello ha subito modificazioni reali, misurabili e documentabili. Questa distinzione non è solo scientifica, ma ha anche un impatto morale: cambia il modo in cui si guarda al problema e a chi ne soffre. Il libro spiega i meccanismi fondamentali dell’addiction, come la tolleranza, l’astinenza e il craving, con una chiarezza che non sacrifica mai la precisione.
Il craving, quella brama impellente e quasi fisica che chiunque abbia avuto a che fare con una dipendenza conosce bene, viene spiegato come il risultato di modificazioni neurologiche precise, non come una debolezza morale. La tolleranza, il fatto che con il tempo servano dosi sempre maggiori per ottenere lo stesso effetto, è la conseguenza di come il cervello si adatta, cercando di ristabilire il proprio equilibrio. L’astinenza, con i suoi sintomi spesso devastanti, è la risposta dell’organismo alla rimozione di una sostanza che aveva imparato a considerare necessaria.
La parte più originale e attuale del libro è quella dedicata alle dipendenze comportamentali: le addiction non riguardano solo le sostanze, ma anche farmaci, alcol, tabacco e, in forme diverse, comportamenti come il gioco d’azzardo o l’uso compulsivo delle tecnologie digitali. Il capitolo sui social network è quello che probabilmente farà più discutere, perché porta sul piano scientifico un dibattito che finora si era svolto quasi esclusivamente su quello culturale. Le piattaforme digitali, spiega Martinotti, sono progettate per sfruttare lo stesso sistema di ricompensa attivato dalle sostanze: le notifiche, i like, lo scroll infinito producono rilasci di dopamina che il cervello impara a cercare compulsivamente. Il libro, che ha 154 pagine e costa 13,70 euro, è un invito alla consapevolezza. Non è un problema, spiega Martinotti, chiedere consapevolezza, non conversioni. La consapevolezza comincia sempre dalla stessa domanda scomoda: perché non riesco a smettere? Adesso, almeno, c’è una risposta scientifica.
