Dismorfobia da spiaggia: un italiano su 10 evita il mare per paura di apparire brutto

Un italiano su 10 evita il mare per paura di apparire brutto, secondo una ricerca sull’Osservatorio Shopping Cube.

Un gruppo di persone si siede su una spiaggia, con alcuni che evitano di mostrare il loro corpo per paura del giudizio
Un gruppo di persone si siede su una spiaggia, con alcuni che evitano di mostrare il loro corpo per paura del giudizio

Un italiano su 10 evita il mare per paura di apparire brutto, secondo una ricerca condotta dall’Osservatorio Shopping Cube su un campione di 850 internauti. L’indagine ha rivelato un disagio diffuso, soprattutto tra donne e giovani, legato alla percezione di un corpo inadeguato e alla paura del giudizio altrui. Il fenomeno, definito “dismorfobia da spiaggia”, si accompagna a scuse creative per evitare il confronto con gli altri, come mal di testa, temperature elevate o persino un funerale.

Disagio legato al confronto sociale

Il 73% degli intervistati dichiara di temere la vita di gruppo in spiaggia e il confronto con gli altri, un dato che sottolinea l’impatto psicologico dell’ambiente estivo. Tra le cause principali, si registrano la paura di essere giudicati per aspetti fisici, come sovrappeso o parti del corpo considerate poco armoniose. Il 44% del campione ha difficoltà a sopportare i gavettoni, mentre il 33% non tollera attività collettive come balli o ginnastica. Alcuni, invece, preferiscono fare il bagno indossando una maglietta, per sentirsi più a proprio agio.

Il 23% degli intervistati preferisce addirittura fare il bagno indossando una maglietta, una scelta che riflette la ricerca di un senso di sicurezza. La paura del giudizio altrui si estende anche alle attività collettive, con il 61% che non ama giochi come calcio, beach volley e racchettoni. Il 53% prova disagio nel fare la doccia in uno spazio aperto e visibile agli altri.

La dismorfobia da spiaggia non riguarda solo l’aspetto fisico, ma anche la paura di essere giudicati in un contesto sociale.

Scuse creative per evitare il mare

Chi decide di non andare in spiaggia cerca spesso una giustificazione da dare a parenti e amici. La più utilizzata è il mal di testa, indicato dal 71% degli intervistati, seguito dalle temperature troppo alte al 64%. Il 52% dice di dover accudire un familiare, il 46% inventa un appuntamento di lavoro e il 36% una visita medica. Alcuni, invece, si appoggiano a eventi sportivi o culturali, come una partita di calcio o una serie televisiva.

Il 15% utilizza persino un funerale come scusa, un dato che sottolinea l’estremo disagio legato all’esposizione del proprio corpo. Tra gli adolescenti, le giustificazioni cambiano: il 64% tira in ballo i compiti delle vacanze, il 49% una serie televisiva o una fiction da seguire, il 45% un appuntamento con qualcuno e il 37% un impegno con i genitori. Il 31% parla di una visita medica, il 28% di una partita ai videogiochi con altri ragazzi e il 25% di calcetto, padel o tennis.

Le scuse creative rivelano un forte senso di inadeguatezza e una paura del confronto sociale.

La ricerca ha anche sottolineato l’importanza dell’inclusività nella moda estiva. Secondo Ottavia Pittaluga, direttrice dell’Osservatorio Shopping Cube, l’abbigliamento può aiutare chi vive con disagio l’esposizione del proprio corpo in spiaggia. “L’unico consiglio veramente valido è sentirsi a proprio agio nel corpo e la scelta di un look adeguato serve proprio a valorizzare il corpo, coprendo vergogne e mettendo in luce punti di forza”, ha spiegato. La moda, in particolare, può offrire soluzioni pratiche e estetiche, come la camicia in lino o cotone leggero, taglio maschile e oversize, stampa righe (effetto optical perfetto). Questo tipo di abbigliamento, con maniche arrotolate e bottoni allacciati, aiuta a prevenire le scottature e a trovare sollievo dal caldo. La vera rivoluzione fashionista ha un nome preciso: estetica one-size-fits-all, resa possibile dai tessuti Crinkle.