La repressione a Hong Kong si fa sentire anche nei librai

Le librerie di Hong Kong subiscono controlli e arresti per libri considerati sediziosi, con un clima di repressione sempre più stretto.

Librerie di Hong Kong sottoposte a controlli e arresti per libri considerati sediziosi, con un clima di repressione sempre più stretto
Librerie di Hong Kong sottoposte a controlli e arresti per libri considerati sediziosi, con un clima di repressione sempre più stretto

Hong Kong vive un periodo di intensa repressione, con le librerie e i librai che diventano bersaglio di controlli ossessivi, chiusure e arresti. Le ultime settimane hanno visto un aumento del numero di operazioni di polizia, con undici librerie perquisite e cinque librai arrestati per aver venduto «oggetti con intenti sediziosi». Tra le librerie colpite, tre sono state costrette a chiudere: Hunter Bookstore, Have a Nice Stay e Greenfield, un punto di riferimento per i lettori di libri politici impossibili da trovare nel resto della Cina. Le librerie indipendenti, che per anni hanno rappresentato un’alternativa alle catene editoriali cinesi, ora si trovano a fronteggiare un clima di tensione senza precedenti.

La repressione si estende ai libri

La repressione a Hong Kong si estende ai libri, con un controllo sempre più stringente su testi che vengono considerati pericolosi per la stabilità sociale. La Legge sulla sicurezza nazionale, approvata nel pieno della pandemia senza passare per il parlamento locale, ha ampliato il concetto di sovversione e sedizione, permettendo al governo di intervenire con maggiore facilità. Libri di politica, biografie di personaggi chiave del Partito Comunista Cinese, resoconti di eventi storici e movimenti sociali, come le manifestazioni del 2014 e del 2019, sono stati oggetto di interventi di polizia. Anche testi sull’Ucraina, l’ex Unione Sovietica e la storia di Hong Kong senza propaganda di Partito sono stati messi in discussione.

La polizia ha giustificato gli arresti affermando che i libri esposti e in vendita in queste librerie hanno contenuti che «potrebbero provocare odio per il governo di Hong Kong, per la magistratura di Hong Kong e per le autorità locali». La repressione si fa sentire anche nei librai, con un aumento del numero di controlli e arresti. Have a Nice Stay, una libreria che aveva annunciato la sua chiusura a metà luglio, ha visto un raid della polizia il giorno dopo l’annuncio, con l’arresto di almeno tre persone che lavoravano lì. Tra loro, una donna di 30 anni, fotografata mentre usciva a testa alta, con le mani legate dietro la schiena e circondata dalla polizia.

Un caso emblematico: Lam Wing Kee

Un caso emblematico è quello di Lam Wing Kee, uno dei librai più noti di Hong Kong. Arrestato nel 2015 insieme ad altri quattro librai, è stato fatto sparire dalla sua casa estiva in Thailandia e ha ricomparso in un’intervista su CCTV 1, il principale canale della televisione cinese. Lui ha confessato di essere scappato da un incidente d’auto e di essere perseguitato dal senso di colpa. Nonostante le pressioni, Lam è riuscito a sfuggire alle forze dell’ordine, evadendo la sorveglianza e indire una conferenza stampa in cui ha denunciato quanto avvenuto contro di lui e gli altri librai.

Questo suscitò un’attenzione enorme, che riuscì a proteggere Lam fino al 2019, quando ha deciso di prendere un volo per Taiwan e chiedere asilo politico. La sua intuizione era stata giusta: l’anno successivo alle proteste, e nel pieno della pandemia, Pechino ha impiegato la Legge sulla sicurezza nazionale per estendere il concetto di sovversione e sedizione. Sui diritti, la Cina rimane buio pesto, con un clima di repressione che si fa sempre più stretto. Le librerie indipendenti, che per anni hanno rappresentato un’alternativa alle catene editoriali cinesi, ora si trovano a fronteggiare un clima di tensione senza precedenti.

La repressione si fa sentire anche nei librai, con un aumento del numero di controlli e arresti. Have a Nice Stay, una libreria che aveva annunciato la sua chiusura a metà luglio, ha visto un raid della polizia il giorno dopo l’annuncio, con l’arresto di almeno tre persone che lavoravano lì. Tra loro, una donna di 30 anni, fotografata mentre usciva a testa alta, con le mani legate dietro la schiena e circondata dalla polizia. Il suo portamento eretto ha reso leggibile lo slogan che aveva stampato sulla maglietta: «Sono un’impiegata in una libreria». La frase, semplice ma iconica, è diventata un simbolo di resistenza, adottata in diversi contesti lontano da Hong Kong, dove è ancora possibile auspicare maggiori libertà in Cina e a Hong Kong.