L’Italia all’Ia: telecamere intelligenti e licenziamenti algoritmi

Il governo Meloni approva due decreti sull’IA, ma le opposizioni denunciano un rischio per le tutele dei cittadini.

Telecamere intelligenti e licenziamenti algoritmi, il governo Meloni approva due decreti sull’IA
Telecamere intelligenti e licenziamenti algoritmi, il governo Meloni approva due decreti sull’IA

Il governo Meloni ha approvato due decreti che applicano in Italia il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (l’AI Act), aprendo la strada a una nuova era di tecnologia e controllo. La decisione, annunciata in conferenza stampa a Palazzo Chigi, ha suscitato reazioni forti da parte dell’opposizione e di associazioni come l’Unione delle Camere Penali, preoccupate per il calo delle garanzie del giusto processo. L’approvazione è avvenuta nonostante le opposizioni, da Marianna Madia (Iv) a Anna Ascani (Pd), abbiano denunciato una maggioranza in tilt che indebolisce le tutele dei cittadini.

Telecamere intelligenti e sorveglianza capillare

Le nuove regole sull’IA regalano un ritratto dell’Italia che sembra a metà strada tra pugno di ferro e porta spalancata. Le piazze, gli stadi, le stazioni e i cortei si riempiranno di telecamere “intelligenti” pronte a schedare la faccia dei cittadini. Il governo sostiene di non violare le norme UE sulla raccolta massiva dei dati, ma nei fatti costruisce una rete di sorveglianza capillare, coinvolgendo anche i Comuni. Il riconoscimento facciale, in particolare, è visto come una forma di spionaggio libero, nonostante l’Unione Europea abbia espresso un parere contrario.

Il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto ha rassicurato che le decisioni restano umane e che la macchina non decide nulla. Tuttavia, basta leggere le carte per capire che si usa la tecnologia per fare cassa di risonanza, invocando i controlli di polizia, ma quando si tratta di tutelare il cittadino, le garanzie diventano carta straccia. L’approvazione dei decreti ha suscitato un braccio di ferro nella maggioranza, con la relatrice di Forza Italia, Cristina Rossello, costretta a un precipitoso “dietrofront” sotto i diktat di Fratelli d’Italia.

Il trucco dei licenziamenti algoritmi

Il governo si vanta di aver vietato i licenziamenti decisi da un algoritmo, ma la realtà è diversa. Il decreto chiarisce che la fase di selezione e screening dei curricula non rientra tra le decisioni vietate. Ciò significa che un’azienda può usare un algoritmo per scartare un candidato in automatico, senza che ci sia un ricorso o un controllo. Il trucco è che per la legge italiana, non è considerata una “decisione finale”, quindi non si applicano le norme sulla discriminazione o sulla tutela del lavoratore. Il governo ha anche introdotto un nuovo reato (l’articolo 437-bis) per chi non adotta le giuste misure di sicurezza nei sistemi ad alto rischio. La questione della governance è un altro punto critico: i compiti sono spezzettati tra diverse agenzie, con il Garante della Privacy relegato in un angolino. Risultato? Le grandi aziende e i giganti del tech troveranno subito la scorciatoia giuridica, mentre il cittano normale o la piccola impresa rimarranno schiacciati dalla burocrazia.

Le garanzie del giusto processo sono state messe in discussione e le opposizioni denunciano un uso eccessivo della tecnologia per il controllo sociale. La legge non è sufficiente a proteggere i cittadini quando si tratta di decisioni automatizzate, come il licenziamento o l’identificazione biometrica. L’Italia, quindi, sembra essere a metà strada tra un controllo massiccio e una libertà limitata, con un futuro che dipende da come si gestirà questa nuova forma di tecnologia. La sfida non è solo tecnologica, ma anche sociale e giuridica.