Ucraina, i veterani abbandonati: «Non abbiamo ricevuto alcun sostegno»
Soldati ucraini tornati dal fronte raccontano la solitudine e l’abbandono dello Stato.

La guerra non finisce quando si lascia il fronte. È questa la frase che ripete Dmytro, un ex soldato ucraino tornato a casa dopo mesi di combattimenti nell’est del Paese. Con una gamba persa e sette schegge in corpo, il suo ritorno non è stato accompagnato da cure, assistenza psicologica o supporto legale. «Non abbiamo ricevuto alcun sostegno», dice, mentre racconta la sua «nuova vita» lontano dalle trincee. La solitudine, la mancanza di aiuto e la sensazione di essere stati abbandonati da uno Stato che li ha mandati a difendere il Paese senza garantire il loro benessere dopo la guerra, sono i temi che emergono da un reportage realizzato in Odessa.
La solitudine dei soldati tornati dal fronte
Dmytro, 35 anni, è uno dei tanti soldati ucraini che, dopo mesi di combattimenti, tornano a casa con ferite fisiche e psicologiche profonde. «La guerra non finisce quando lasci il fronte. Ti segue anche quando torni a casa», dice, mentre indica le cicatrici che gli segnano le braccia. L’esperienza di guerra lo ha segnato in modo irreparabile. «Nella mia testa c’erano solo bombe», racconta Valerij, un ingegnere e sminatore che ha perso una parte della testa durante un attacco russo. Il suo ritorno a casa, dopo più di un anno trascorso in prima linea, è stato un momento di profonda sofferenza. «Non ho ricevuto alcun sostegno psicologico. Anzi, ero io quello che doveva aiutare gli altri», spiega, riferendosi al fatto che aveva dovuto occuparsi della madre disabile e della nonna di 86 anni.
La guerra non finisce con il ritorno a casa. Per i soldati, la guerra continua nei ricordi, nelle notti senza sonno e nelle difficoltà quotidiane. «La guerra è orribile, ma mi ha insegnato a non arrendermi mai. Se inizi qualcosa, devi andare avanti», dice Dmytro, alzando gli occhi al cielo. «Oggi guardo perfino la luna in modo diverso». La sua storia, come tante altre, è un segnale di una crisi invisibile: quella dei veterani abbandonati, senza sostegno né rispetto.
Un sistema che non risponde alle esigenze dei veterani
La mancanza di supporto istituzionale ha reso la vita quotidiana per i soldati tornati dal fronte un’esperienza estremamente difficile. «Negli uffici pubblici mi rimandavano continuamente da una scrivania all’altra, ma avevo bisogno di sostegno», racconta Dmytr. La sua esperienza non è isolata: in Ucraina, il numero dei veterani e dei loro familiari è stimato tra i 5 e i 6 milioni di persone, circa il 15% dei 38 milioni di abitanti. «Tra i veterani c’è un forte bisogno di accesso a cure mediche adeguate, protesi, riabilitazione, farmaci e supporto psicologico», sottolinea il Parlamento europeo.
La quotidianità della vita civile può trasformarsi in un’esperienza di retraumatizzazione. La psicologa Dasha, che segue i veterani del progetto Radici, spiega che ogni esperienza di guerra lascia un segno diverso. «Ogni soldato torna con un’esperienza unica, e tutti devono imparare di nuovo a conoscere sé stessi, la propria famiglia e il mondo che li circonda», dice. La difficoltà più grande, però, è che molti di loro non credono più che qualcuno possa davvero aiutarli. «I ricordi del conflitto li accompagneranno per tutta la vita. Quando tornano a casa, il mondo continua normalmente, mentre loro sono ancora mentalmente al fronte», spiega Dasha.
Per lavorare sul reinserimento dei soldati nella società, servono competenze specifiche. «In media serve quasi un anno per adattarsi. Le esperienze vissute lasciano un segno profondo», spiega la psicologa. «Quando percepiscono ingiustizie, possono reagire con improvvisi scoppi di rabbia e aggressività: “Per che cosa ho combattuto, se tornando a casa non trovo la giustizia che ritengo dovrebbe esistere?”». Per questo, la psicologa Dasha insiste sulla necessità di investire nella salute mentale. «Più professionisti saranno in grado di offrire assistenza psicologica, più sana e resiliente diventerà la nostra comunità», conclude.
