Tag: crisi climatica

  • Caldo estremo e 55 GW: climatizzatori sfidano rete

    Persone in strada durante ondata di calore estivo, city con temperature elevate e utilizzo diffuso di climatizzatori
    Persone in strada durante ondata di calore estivo, city con temperature elevate e…

    L’Europa affronta una situazione sempre più critica a causa dell’ondata di calore che nelle ultime settimane ha investito gran parte del continente. La conferma dei dati arriva da Copernicus, l’osservatorio europeo sul clima, mentre il sistema elettrico sperimenta una pressione senza precedenti dovuta alla richiesta massiccia di energia per i climatizzatori. La domanda di energia ha raggiunto i 55 GW, un carico che mette alla prova l’intera infrastruttura di rete. I numeri non lasciano spazio a interpretazioni: la situazione è diventata una sfida strutturale per gestire contemporaneamente le esigenze di raffreddamento e la stabilità dei sistemi di approvvigionamento energetico.

    I dati epidemiologici forniscono un quadro ancora più preoccupante della situazione. I bollettini settimanali di EuroMomo, un progetto europeo di monitoraggio epidemiologico nato appositamente per rilevare e misurare in tempo reale i decessi in eccesso legati a fattori stagionali e minacce climatiche estreme, documentano l’impatto sanitario dell’ondata. La temperatura media europea registrata è stata di 19,14 gradi, un valore superiore di 1,78 gradi rispetto alla media climatica di riferimento, una differenza che rappresenta un’anomalia climatica rilevante e persistente.

    Quel che colpisce ancora di più della singolarità dei record è la frequenza con cui questi eventi si stanno susseguendo. Le ondate di calore estremo che dilagano in Europa non rappresentano più fenomeni isolati, ma piuttosto una successione continua di perturbazioni climatiche che caratterizza sempre più il clima contemporaneo. Questo pattern di ripetizione frequente trasforma il caldo da eccezione a elemento strutturale, con implicazioni che vanno ben oltre l’inconveniente della temperatura percepita.

    Rischi sanitari e popolazione vulnerabile

    Le temperature estreme possono risultare fatali, provocando colpi di calore o esacerbando patologie respiratorie e cardiovascolari preesistenti. La popolazione anziana rappresenta il target più a rischio di fronte a questi scenari climatici estremi. La combinazione tra la siccità diffusa e le temperature record amplifica ulteriormente il disagio, creando un ambiente ostile per milioni di persone in tutto il continente. I sistemi sanitari europei affrontano una pressione crescente nel gestire i casi di stress termico e le complicanze correlate.

    Samantha Burgess, responsabile strategica per il clima del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF), nel commentare i dati disponibili, ha osservato che i nuovi record registrati sia sulla terraferma sia negli oceani mostrano come il sistema climatico continui ad accumulare calore in modo sistematico. Questo accumulo energetico rappresenta il motore che alimenta la frequenza e l’intensità degli eventi estremi che il continente sta sperimentando.

    Persone in strada durante ondata di calore estivo, city con temperature elevate e utilizzo diffuso di climatizzatori, immagine di approfondimento
    Persone in strada durante ondata di calore estivo, city con temperature elevate e…

    Siccità e conseguenze a cascata

    Le temperature record sono state accompagnate da una marcata carenza di precipitazioni. Il caldo anomalo e la siccità procedono insieme, creando un duplice stress ambientale che coinvolge settori critici come l’agricoltura, la gestione idrica e la biodiversità. La mancanza di piogge amplifica l’effetto delle temperature elevate, accelerando l’evaporazione e riducendo la disponibilità di risorse idriche essenziali. Dopo il caldo, inoltre, gli incendi si moltiplicano nell’Europa mediterranea, aggiungendo un ulteriore strato di crisi a livello regionale.

    Un dato che sottolinea ulteriormente la gravità della situazione riguarda gli oceani. La temperatura media della superficie degli oceani extra-polari ha raggiunto 20,86 gradi, il valore più alto mai osservato per un mese di giugno. Questo riscaldamento oceanico non è un fenomeno isolato, ma parte di un sistema climatico globale che accumula calore in modo consistente e documentato.

    La situazione complessiva evidenzia come non si tratti più soltanto di registrare un nuovo primato nelle statistiche climatiche. Il vero cambiamento risiede nella natura del fenomeno: la successione di eventi estremi è diventata il nuovo standard climatico. Le ondate di afa continuano ad arrivare senza interruzioni, trasformando la gestione energetica, sanitaria e ambientale del continente in una sfida permanente piuttosto che eccezionale. La capacità di adattamento infrastrutturale e umana sarà il fattore determinante per affrontare i decenni prossimi.

    Fonti: lescienze.it, wired.it

    Aggiornamento, 14/07/2026 ore 20:43

    L’ondata di calore che nelle ultime settimane ha investito gran parte dell’Europa va oltre la semplice sensazione di temperature elevate: i dati di Copernicus lo confermano con numeri inequivocabili. Quella che stiamo affrontando non è solo una sfida meteorologica, ma una prova concreta per le infrastrutture energetiche del continente, con i sistemi di climatizzazione che richiedono 55 GW di potenza, mettendo sotto pressione la rete elettrica proprio quando la domanda raggiunge picchi critici.

    Quando i record climatici diventano routine

    La temperatura media registrata durante questo periodo è stata di 19,14 gradi, un valore di 1,78 gradi superiore alla media climatica di riferimento. Non è un dato isolato, ma parte di un quadro più ampio e preoccupante. Secondo i bollettini settimanali di EuroMomo, il progetto europeo di monitoraggio epidemiologico nato per rilevare in tempo reale i decessi in eccesso legati a fattori stagionali, pandemie o minacce climatiche estreme, la vera novità non risiede nel singolo record mensile, bensì nella frequenza con cui questi eventi si stanno susseguendo.

    L’ondata di caldo estremo dilaga in Europa, e ciò che colpisce gli esperti è la cadenza serrata con cui le temperature estreme si ripetono. Samantha Burgess, responsabile strategica per il clima del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF), ha sottolineato come i nuovi record registrati sia sulla terraferma sia negli oceani mostrino un sistema climatico che continua ad accumulare calore senza tregua.

    Oceani roventi e conseguenze sulla salute

    Parallelamente al riscaldamento terrestre, la temperatura media della superficie degli oceani extra-polari ha raggiunto 20,86 gradi, il valore più alto mai osservato per un mese di giugno. Questi numeri non rappresentano semplici curiosità statistiche, ma segnalano uno squilibrio profondo nei sistemi climatici globali, con ripercussioni che si propagano rapidamente.

    Le temperature estreme, del resto, non sono innocue dal punto di vista medico. Possono risultare fatali provocando colpi di calore o esacerbando patologie respiratorie e cardiovascolari preesistenti, rendendo la popolazione anziana il target più a rischio. La pressione sulle strutture sanitarie aumenta in parallelo alla domanda energetica, creando una situazione di criticità su più fronti contemporaneamente.

    L’anomalia del caldo in Italia ha già raggiunto soglie storiche, con conseguenze che vanno ben oltre il disagio percettivo dei cittadini. I sistemi di raffreddamento negli ospedali, nelle strutture pubbliche e nelle abitazioni private lavorano a massima capacità, e questa esigenza si trasforma direttamente in una pressione sull’infrastruttura energetica nazionale ed europea.

    Caldo e siccità: una combinazione esplosiva

    Le temperature record sono state accompagnate anche da una marcata carenza di precipitazioni. La siccità e il caldo procedono insieme, creando un ambiente ancora più ostile. Non si tratta più solo di registrare primati climatici statistici, ma di gestire una cascata di conseguenze interconnesse: dall’aumento della domanda energetica alla proliferazione di incendi nell’Europa mediterranea, fino alle pressioni sugli ecosistemi e sulla disponibilità di acqua.

    In questo contesto, i climatizzatori sfidano la rete con una domanda che ha raggiunto 55 GW, mettendo i gestori dell’energia in una posizione di estrema difficoltà. Ogni aumento di un grado della temperatura comporta un incremento esponenziale della necessità di raffreddamento, generando un circolo vizioso in cui il consumo di energia per contrastare il caldo alimenta a sua volta processi di riscaldamento globale.

    Ciò che emerge da questo scenario è la necessità di un approccio integrato che non si limiti a rispondere alle emergenze immediate, ma affronti le cause strutturali di questi fenomeni. La frequenza crescente di ondate di calore estreme, confermata dai dati europei, suggerisce che le sfide energetiche e ambientali continueranno a intensificarsi nei prossimi anni, richiedendo investimenti massicci in infrastrutture resilienti e transizione energetica.

    Aggiornamento, 14/07/2026 ore 22:38

    Una sequenza di ondate di calore senza precedenti sta mettendo a dura prova l’Europa e con essa i suoi sistemi di approvvigionamento energetico. La temperatura media continentale ha raggiunto 19,14 gradi, superando di 1,78 gradi la media climatica storica, secondo i dati certificati da Copernicus. Non si tratta più di episodi isolati: la frequenza con cui questi eventi estremi si susseguono rappresenta il vero indicatore di una trasformazione climatica profonda e duratura.

    A confermare l’eccezionalità della situazione sono i numeri forniti da EuroMomo, il progetto europeo di monitoraggio epidemiologico che rileva in tempo reale i decessi in eccesso correlati a fattori stagionali, pandemie e minacce climatiche. I bollettini settimanali non lasciano dubbi: le conseguenze sulla salute della popolazione sono già misurabili. Le temperature estreme provocano colpi di calore e aggravano patologie respiratorie e cardiovascolari preesistenti, colpendo in particolare gli anziani, categoria più vulnerabile a questi stress termici.

    Un dato che preoccupa gli esperti quanto le temperature è l’assenza di piogge. Le temperature record sono accompagnate da una marcata carenza di precipitazioni, creando le condizioni ideali per la propagazione di incendi nell’area mediterranea. Caldo e siccità procedono infatti di pari passo, amplificando reciprocamente i loro effetti sulla vegetazione e sugli ecosistemi.

    La pressione sulla rete: 55 GW di climatizzatori

    Mentre il caldo estremo colpisce la salute pubblica, il sistema energetico europeo affronta una sfida altrettanto urgente. La domanda di energia per i climatizzatori raggiunge i 55 GW, un carico straordinario che mette alla prova le infrastrutture elettriche già sottoposte a pressione dalla stagione estiva. La ricerca del refrigerio, naturale istinto di difesa dal caldo, si trasforma così in un fattore di stress per la rete di distribuzione dell’energia.

    Questo scenario si inserisce in un contesto più ampio di trasformazione climatica. Samantha Burgess, responsabile strategica per il clima del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, ha sottolineato che i nuovi record sulla terraferma e negli oceani confermano l’accumulo continuo di calore nel sistema climatico. Non è semplicemente una questione di superare precedenti record mensili: ciò che preoccupa gli scienziati è la velocità e la regolarità con cui questi picchi si manifestano.

    Oceani sempre più caldi e implicazioni sistemiche

    Un indicatore particolarmente critico riguarda gli oceani. La temperatura media della superficie degli oceani extra-polari ha toccato 20,86 gradi, il valore più alto mai osservato nel mese di giugno. L’ondata di caldo che ha colpito il continente ha raggiunto livelli tali da spingere diverse regioni europee verso bollini rossi di allerta calore, segnale che le autorità sanitarie utilizzano per comunicare il pericolo massimo alla popolazione.

    Il riscaldamento degli oceani non è un fenomeno isolato: influisce direttamente sulla circolazione atmosferica, sulla formazione di sistemi di alta pressione che bloccano il passaggio delle perturbazioni, e sulla intensificazione dei fenomeni metereologici estremi. In questo senso, ogni nuovo record oceanico rappresenta non solo un dato statistico, ma una modifica degli equilibri che determinano il meteo continentale.

    La situazione attuale invita a riconsiderare la vulnerabilità dei sistemi infrastrutturali europei di fronte a scenari climatici in rapido cambiamento. La rete elettrica, progettata su parametri storici di domanda, si trova a gestire picchi di consumo senza precedenti proprio quando la disponibilità di energia rinnovabile da fonti solari tende a diminuire a causa della copertura nuvolosa ridotta in periodi di siccità estrema. È una paradosso che evidenzia come l’adattamento alle nuove condizioni climatiche richieda interventi strategici sia sul versante della generazione energetica che su quello della resilienza dei sistemi di distribuzione.

  • Roma sempre più tropicale: l’80% dei quartieri tra 40 e 45

    Strada asfaltata di Roma sotto il sole, termometro che misura temperature elevate, quartieri periferici senza alberi
    Strada asfaltata di Roma sotto il sole, termometro che misura temperature elevate,…

    Roma si trasforma in una città tropicale con temperature sempre più insostenibili. Secondo i dati di Legambiente, l’80 per cento dei quartieri della Capitale registra temperature comprese tra 40 e 45 gradi, mentre il 12 per cento supera addirittura i 45 gradi e solo l’8 per cento rimane sotto i 40 gradi. Le misurazioni, condotte con termocamere a infrarossi, mostrano un quadro allarmante: l’asfalto esposto al sole raggiunge e supera i 60 gradi centigradi, mentre le poche zone ombreggiate mantengono temperature intorno ai 35 gradi, evidenziando il ruolo cruciale della copertura verde nella regolazione termica urbana.

    La campagna “Che Caldo che fa” di Legambiente ha portato all’attenzione del Governo Meloni e del Sindaco Gualtieri la necessità di interventi concreti e mirati per contrastare la crisi climatica e il fenomeno della cooling poverty, ossia la carenza di raffreddamento nelle aree più vulnerabili. I quartieri periferici della Capitale pagano il prezzo più alto di questa situazione: il verde urbano, elemento fondamentale per mitigare le temperature, risulta particolarmente carente in queste zone.

    Le notti tropicali e i decessi correlati al caldo

    Un fenomeno sempre più preoccupante è quello delle notti tropicali, quando la temperatura minima notturna non scende sotto i 20 gradi centigradi. Nel 2025 Roma ha registrato 113 notti di questo tipo, un numero che testimonia come il caldo persista anche nelle ore serali e notturne, impedendo al corpo umano di trovare sollievo. Lo scorso anno sono stati 835 i decessi registrati correlati al caldo in città, una cifra che riflette l’impatto sanitario della crisi climatica sulle popolazioni urbane.

    La mancanza di ombra e di superfici riflettenti contribuisce a mantenere elevate le temperature anche nelle ore serali. Come sottolineano MariaTeresa Imparato, responsabile giustizia climatica di Legambiente, e Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio, questa assenza di protezione favorisce la formazione delle notti tropicali, sempre più frequenti a causa dell’aumento delle temperature e dell’umidità nell’aria.

    Monitoraggi e quartieri critici

    I monitoraggi condotti da Legambiente in due percorsi di 15 minuti all’interno di quartieri rappresentativi della vita quotidiana hanno analizzato 53 luoghi tra servizi e strutture pubbliche. Il dato che emerge è significativo: ben 37 di questi siti, corrispondenti a circa il 70 per cento, risultano direttamente esposti al sole nelle ore centrali della giornata, senza alcuna protezione.

    Strada asfaltata di Roma sotto il sole, termometro che misura temperature elevate, quartieri periferici senza alberi, immagine di approfondimento
    Strada asfaltata di Roma sotto il sole, termometro che misura temperature elevate,…

    Tra i quartieri più critici figura l’Alessandrino, situato nel quadrante est della Capitale. In questo decennio ha mantenuto una temperatura media diurna al suolo superiore ai 45 gradi centigradi, trasformandosi in una vera e propria isola di calore. Con la terza ondata di calore in corso, Roma ha già raggiunto da inizio luglio il numero totale di ondate di calore registrate nell’intera estate precedente, un dato che anticipa un possibile superamento del trend dello scorso anno.

    Secondo greenreport.it, il fenomeno della concentrazione di calore si accompagna a una crescente vulnerabilità sociale, rendendo urgenti azioni sistemiche.

    Legambiente ha presentato un articolato programma di interventi rivolto al sindaco Gualtieri. Le proposte includono un aumento delle operazioni di depaving, ossia la rimozione dell’asfalto, e la rigenerazione dei suoli urbani con specie vegetali; il rafforzamento dell’ufficio clima del comune di Roma; la creazione di una rete di attraversamenti pedonali ombreggiati; l’incremento dell’albedo degli edifici pubblici, cioè la loro capacità di riflettere il calore; un piano straordinario di manutenzione del patrimonio arboreo; l’affidamento della cura delle nuove alberature alla cittadinanza; il potenziamento della mobilità sostenibile per ridurre l’inquinamento termico da traffico; e la valorizzazione e ampliamento della rete delle aree blu, gli specchi d’acqua che naturalmente raffreddano l’ambiente circostante.

    Roma, sempre più assimilabile a una città tropicale, necessita di una trasformazione radicale della sua infrastruttura urbana. Le azioni indicate da Legambiente rappresentano un percorso possibile verso una maggiore resilienza climatica e una distribuzione più equa della capacità di raffreddamento tra tutti i quartieri della Capitale.

    Aggiornamento, 14/07/2026 ore 17:52

    Roma si trasforma in una metropoli sempre più tropicale. L’80% dei quartieri della Capitale raggiunge temperature superficiali tra 40 e 45 gradi centigradi, mentre il 12% supera i 45 gradi e solo l’8% rimane al di sotto dei 40 gradi. Sono i dati raccolti da Legambiente attraverso monitoraggi con termocamera a infrarossi, che fotografano una situazione allarmante per una città non preparata a gestire il fenomeno del surriscaldamento urbano. Il contrasto è evidente: l’asfalto al sole arriva a superare i 60 gradi, mentre le rare zone ombreggiate restano intorno ai 35 gradi, una differenza sostanziale che evidenzia il ruolo decisivo della copertura verde e delle superfici riflettenti.

    Le notti tropicali e l’impatto sulla salute

    Accanto alle temperature diurne record, preoccupa sempre più il fenomeno delle notti tropicali, quando la temperatura minima notturna non scende sotto i 20 gradi centigradi. Nel 2025 Roma ha registrato 113 notti di questo tipo, un’evidenza della persistenza del caldo anche durante le ore serali. Lo stesso anno ha fatto registrare 835 morti riconducibili al caldo, un bilancio che testimonia l’impatto diretto del surriscaldamento sulla salute della popolazione.

    Il fenomeno non è casuale. La mancanza di superfici ombreggiate e riflettenti mantiene temperature elevate anche dopo il tramonto, alimentando queste anomalie notturne. Come osservano i responsabili di Legambiente, questa dinamica contribuisce direttamente alla formazione delle notti tropicali, sempre più frequenti nelle città a causa dell’aumento combinato delle temperature medie e dell’umidità atmosferica.

    Quartieri periferici in sofferenza

    A pagare il prezzo più alto sono i quartieri periferici di Roma, dove il verde urbano è carente. I monitoraggi condotti da Legambiente lungo due percorsi di 15 minuti in aree rappresentative della vita quotidiana hanno analizzato 53 luoghi significativi tra servizi e strutture: ben 37 di questi (circa il 70%) risultano direttamente esposti al sole nelle ore centrali. L’Alessandrino, nel quadrante est della Capitale, emerge come uno dei quartieri più critici, con una temperatura media diurna al suolo che negli ultimi dieci anni ha superato regolarmente i 45 gradi centigradi.

    Questa distribuzione disomogenea del caldo non è accidentale: rispecchia la carenza di infrastrutture verdi e di interventi di mitigazione nelle aree periferiche, dove spesso le amministrazioni hanno concentrato meno risorse rispetto al centro storico. Le conseguenze ricadono direttamente sulla qualità della vita dei residenti, esposti a condizioni di disagio termico prolungato.

    L’accelerazione delle ondate di calore

    Con la terza ondata di calore in corso, Roma ha già raggiunto a inizio luglio il numero totale di ondate di calore registrate nell’intera estate del 2025. Di questo passo e con temperature in costante rialzo, la Capitale rischia di superare il trend dello scorso anno, una prospettiva che evidenzia l’accelerazione della crisi climatica anche su scala locale.

    Legambiente, attraverso la sua campagna “Che Caldo che fa”, chiede interventi urgenti al Governo Meloni e al Sindaco Gualtieri per invertire questa traiettoria. Le proposte sono concrete e mirate: aumentare le operazioni di depaving e rigenerazione dei suoli urbani, rafforzare l’ufficio clima del Comune, creare reti di attraversamenti pedonali ombreggiati, incrementare l’albedo (capacità riflettente) degli edifici pubblici e realizzare un piano straordinario di manutenzione del patrimonio arboreo.

    Tra le altre misure richieste figurano l’affidamento della cura delle nuove alberature alla cittadinanza per garantire continuità nella gestione del verde, l’incremento della mobilità sostenibile per ridurre le superfici asfaltate dedicate ai veicoli, e la valorizzazione delle aree blu (zone umide e corpi idrici) che contribuiscono naturalmente al raffreddamento urbano. Questi interventi rappresentano la risposta necessaria per contrastare la cooling poverty, cioè l’ineguale accesso al refrigerio nelle città, un fenomeno che colpisce soprattutto chi ha meno risorse per accedere a spazi climatizzati.

    La situazione di Roma rimanda a un problema più ampio che caratterizza le città italiane: il caldo anomalo raggiunge livelli sempre più preoccupanti, rendendo obsoleti i vecchi parametri di tolleranza termica. La trasformazione della Capitale in una metropoli dalle caratteristiche tropicali non è solo una curiosità climatica, ma un campanello d’allarme che richiede azioni strutturali, immediate e consapevoli, per proteggere la salute e il benessere dei suoi abitanti.

    Aggiornamento, 14/07/2026 ore 22:45

    Roma si trasforma sempre più in una metropoli tropicale, con temperature record che creano condizioni insostenibili per i residenti. Secondo i monitoraggi di Legambiente, l’80 per cento dei quartieri della Capitale si colloca nella fascia tra 40 e 45 gradi Celsius, il 12 per cento supera addirittura i 45 gradi, mentre solo l’8 per cento rimane al di sotto di 40 gradi. Nel 2025 la città ha già registrato 113 notti tropicali, quando la temperatura minima notturna non scende sotto i 20 gradi, e il numero di morti per il caldo ha raggiunto quota 835 nello scorso anno.

    Le disparità di temperatura all’interno dello spazio urbano sono drammatiche. L’asfalto al sole raggiunge o supera i 60 gradi, mentre le poche aree ombreggiate risultano molto più fresche, intorno ai 35 gradi. Questa differenza genera un effetto isola di calore che caratterizza sempre più la città, con ricadute dirette sulla qualità della vita e sulla salute dei cittadini. I dati sono stati raccolti attraverso monitoraggi con termocamera a infrarossi per misurare le temperature superficiali dei materiali lungo due percorsi di 15 minuti in quartieri dove sono presenti servizi e strutture della vita quotidiana.

    Le analisi dimostrano che su 53 luoghi monitorati, compresi servizi e strutture pubbliche, ben 37 (circa il 70 per cento) risultano direttamente esposti al sole nelle ore centrali della giornata. Questo deficit di ombreggiatura rende la permanenza in spazi pubblici particolarmente difficile durante le ore di picco termico, compromettendo la fruibilità della città. Le aree periferiche della Capitale pagano il prezzo più elevato della crisi climatica, dove spesso il verde urbano, valido alleato contro il caldo, risulta carente.

    L’Alessandrino nella lista nera della città rovente

    Tra i quartieri più colpiti, l’Alessandrino nel quadrante est della Capitale registra una temperatura media diurna al suolo superiore ai 45 gradi Celsius, un dato che si mantiene costante negli ultimi dieci anni. Questo quartiere rappresenta un caso emblematico di come le aree periferiche roman siano diventate zone di massimo disagio termico. La situazione si aggrava ulteriormente considerando che Roma città sempre più tropicale con l’80% dei quartieri tra 40 e 45 gradi, e che con la terza ondata di calore in corso, la città ha già raggiunto da inizio luglio il numero delle ondate di calore registrate nell’estate 2025 nel suo complesso. Di questo passo rischia di superare il trend dello scorso anno.

    Le richieste di Legambiente al governo locale

    Legambiente, attraverso la campagna “Che Caldo che fa”, chiede interventi concreti e mirati sia al Governo Meloni che al Sindaco Gualtieri per contrastare la crisi climatica e il fenomeno della “cooling poverty”, cioè la mancanza di accesso a strategie di raffreddamento urbano equamente distribuite. Secondo MariaTeresa Imparato, responsabile giustizia climatica di Legambiente, e Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio, la mancanza di ombra o superfici riflettenti fa persistere temperature elevate anche nelle ore serali. Questa persistenza contribuisce alla formazione delle notti tropicali, sempre più frequenti in diverse città a causa dell’aumento delle temperature e dell’umidità.

    Le proposte che l’associazione ambientalista rivolge all’amministrazione comunale includono un aumento delle operazioni di depaving e rigenerazione dei suoli urbani, il rafforzamento dell’ufficio clima del Comune di Roma, e la creazione di una rete di attraversamenti pedonali ombreggiati. Legambiente chiede inoltre l’incremento dell’albedo degli edifici pubblici, un Piano straordinario di manutenzione del patrimonio arboreo, l’affidamento della cura delle nuove alberature alla cittadinanza, il potenziamento della mobilità sostenibile, e la valorizzazione e ampliamento della rete delle aree blu, ovvero spazi con elementi idrici capaci di mitigare le temperature.

    L’ondata di calore che dilaga in Europa colpisce in modo particolare l’Italia, con Roma che rappresenta uno dei casi più critici in termini di resilienza urbana. Le temperature record e le notti tropicali sempre più frequenti evidenziano l’urgenza di una trasformazione radicale della città verso modelli più sostenibili e attenti alle dinamiche climatiche. Senza interventi incisivi nei prossimi mesi, la Capitale rischia di consolidare uno status di metropoli invivibile durante i mesi estivi, con conseguenze particolarmente gravi per le fasce più vulnerabili della popolazione.

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