Lo scontro scientifico-legale tra avvocati e periti si ripete a Garlasco dopo vent’anni da Cogne
Lo scontro tra avvocati, periti e querele si ripete a Garlasco dopo vent’anni da Cogne.

Due vent’anni dopo il caso di Cogne, a Garlasco si ripete un scontro scientifico-legale tra avvocati, periti e querele incrociate. Il parallelismo tra i due episodi, uno del 2004 e l’altro del 2026, si basa su dinamiche simili: accuse di errori scientifici, dibattiti mediatici e processi paralleli. L’episodio di Cogne, in cui l’avvocato Carlo Taormina si scontrò con il Generale Luciano Garofano per presunti errori nei rilievi scientifici, ha trovato un’eco nella riapertura delle indagini su Andrea Sempio e l’impronta 33, una traccia palmare rinvenuta a Garlasco.
Lo scontro tra avvocati e periti a Cogne
Nel 2004, durante le indagini sul delitto di Cogne, l’avvocato Carlo Taormina, allora difensore di Annamaria Franzoni, si oppose al Generale Luciano Garofano, all’epoca comandante del RIS di Parma. Taormina denunciò e querelò Garofano e i suoi uomini, accusandoli di aver manipolato o sbagliato i rilievi scientifici nella villetta, in particolare sulla disposizione delle tracce di sangue. Da quegli scontri nacque un’indagine parallela sulla gestione delle consulenze, che ha avuto ripercussioni significative nel settore forense.
La tensione si è trasformata in un’indagine parallela, che ha coinvolto anche i consulenti tecnici e i legali.
La dinamica si ripete a Garlasco
Oggi, a Garlasco, la situazione si ripete con la riapertura delle indagini (l’inchiesta-bis) della Procura di Pavia, focalizzata su Andrea Sempio e l’impronta 33. Il Generale Garofano, che ha smesso i panni di capo del RIS, è diventato consulente della difesa di Sempio. Ha sostenuto pubblicamente che l’attribuzione dell’impronta a Sempio fosse un “errore del software automatico” dei consulenti della Procura e che la traccia non contenesse sangue. Queste dichiarazioni hanno alimentato tensioni e dibattiti televisivi, portando a un nuovo valzer di tutele legali.
Le querele sono aumentate a causa di scontri mediatici e diffusioni di intercettazioni. Tra la fine del 2025 e i recenti sviluppi, Garofano ha dimesso l’incarico di consulente per Sempio a causa di forti divergenze strategiche e tecniche con i legali della difesa, proprio sulla gestione dell’Impronta 33. La Procura ha convocato nuovamente Garofano per chiarire i rilievi effettuati nel 2007, mentre i consulenti e gli avvocati si scontrano duramente sul fatto che l’impronta 33 contenga o meno tracce ematiche e se i RIS dell’epoca abbiano sbagliato o tralasciato qualcosa.
La situazione si complica con un’interazione tra avvocati, periti e autorità giudiziarie, accompagnata da dibattiti mediatici.
Secondo Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, i protagonisti cambiano ruolo (da accusatori a consulenti di parte), ma il cortocircuito tra perizie scientifiche contrapposte, querele incrociate e processi paralleli in TV è esattamente lo stesso schema visto vent’anni fa a Cogne. La dinamica mediatica e giudiziaria odierna ricorda molto da vicino il passato: ieri, Taormina attaccava i RIS e Garofano per presunti errori scientifici sulle tracce di sangue nella camera da letto; oggi, c’è una fortissima spaccatura scientifico-legale.
La situazione a Garlasco, sebbene diversa per contesto e protagonisti, mostra una struttura simile a quella di Cogne. L’interazione tra avvocati, periti e autorità giudiziarie, accompagnata da dibattiti mediatici, sembra ripetere un modello che ha avuto origine vent’anni fa. La complessità delle dinamiche legali e scientifiche, unita alla pressione dei media, continua a creare un clima di tensione e incertezza, anche se i ruoli e i contesti si sono evoluti nel tempo.
