
L’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci si allarga con un nuovo fronte investigativo: gli inquirenti ricostruiscono con attenzione il ruolo di Valter Lavitola e i dettagli della sua possibile presenza in redazione presso la trasmissione Report. Le autorità stanno scandagliando ogni aspetto della vicenda, dalle finanze ai contatti diretti, per chiarire se dietro il gesto violento ci sia stata effettivamente una regia organizzata dal presunto mandante.
Secondo quanto accertato dagli investigatori, Lavitola resta indagato come possibile mandante dell’attentato ai danni del conduttore televisivo. Nel frattempo, emerge un elemento cruciale: i tre uomini arrestati per l’esplosivo hanno ricevuto meno di 10mila euro per compiere il gesto, una somma relativamente contenuta che suggerisce una gestione economica della vicenda molto ristretta. Gli inquirenti stanno ricostruendo con precisione pagamenti, sopralluoghi e i contatti con Gomes Clesio Tavares, il cittadino camerunense ritenuto il trait d’union cruciale tra Lavitola e il gruppo che ha materialmente confezionato il dispositivo esplosivo.
La foto su TikTok e il collegamento agli arrestati
Un’evidenza fotografica ha assunto importanza centrale nel dossier investigativo. Il 22 luglio 2024, Antonio Passariello, uno dei tre uomini finiti in carcere, aveva pubblicato una fotografia sulla piattaforma TikTok nella quale compare insieme a Pellegrino D’Avino e proprio a Gomes Clesio Tavares. Questa immagine, individuata dal Fatto Quotidiano tra i contenuti pubblici di Passariello, rafforza l’ipotesi investigativa di un rapporto preesistente tra gli esecutori materiali e Tavares, che secondo la Procura avrebbe fatto da intermediario per conto di Lavitola. Il colloquio visivo fornisce una prova concreta del legame tra i soggetti coinvolti, trasformandosi in elemento probatorio di rilievo.
Oltre alla foto, le indagini hanno trovato conferme dall’analisi del telefono di D’Avino e da alcune intercettazioni che attestano i contatti tra i vari soggetti. Le conversazioni acquisite dagli investigatori delineano una catena comunicativa che connette il gruppo campano al camerunense, e di riflesso a Lavitola stesso. La ricostruzione cronologica e comunicativa diventa pertanto sempre più solida.
Gli inquirenti stanno anche vagliando le interviste rilasciate in questi giorni dai soggetti coinvolti per capire se ci siano dietro dei messaggi rivolti a qualcuno, ovvero per verificare se nelle dichiarazioni pubbliche vi siano segnali cifrati o riferimenti velati che possano illuminare ulteriormente le dinamiche della vicenda. Come riportato da adnkronos.com, i pm continuano a setacciare ogni aspetto della comunicazione per non perdere dettagli significativi.

Le perquisizioni e le prove ancora in esame
Importanti risposte sono attese nelle prossime ore dall’analisi dei cellulari e delle pen drive sequestrate a Lavitola durante la perquisizione del 4 luglio scorso nella sua abitazione a Monteverde. Questi supporti informatici potranno contenere prove decisive: messaggi, file, cronologie di navigazione e dati che consentano di tracciare una mappa precisa delle comunicazioni e delle transazioni legate all’attentato. I tempi tecnici dell’esame forense dei dispositivi sono cruciali per la prosecuzione dell’inchiesta.
La ricostruzione dei pagamenti rappresenta un altro versante investigativo di peso. La somma modesta destinata agli esecutori suggerisce una filiera controllata, dove ogni passaggio potrebbe essere stato registrato e tracciato. Gli inquirenti stanno verificando se i fondi siano transitati attraverso canali tradizionali o se siano stati movimentati in modo da eludere i controlli bancari, elemento che potrebbe rivelare la volonta di occultamento tipica di una vicenda criminale organizzata.
L’indagine sulla presenza di Lavitola nella redazione di Report si configura come uno dei punti cardine dell’inchiesta perche potrebbe provare un contatto diretto, una conoscenza pregressa o addirittura una ricognizione del luogo da parte di colui che viene ritenuto il possibile ideatore del progetto criminoso. Ogni elemento contribuisce a disegnare il profilo della vicenda, in un mosaico che gli inquirenti stanno componendo pezzo dopo pezzo, attendendo che i dati tecnici in corso di analisi forniscano le ultime tessere necessarie per completare il quadro investigativo.