Nuova udienza in Cassazione per Pamela Mastropietro, la mamma: “Un’altra pugnalata”
Nuova udienza in Cassazione per Pamela Mastropietro, la famiglia chiede giustizia dopo ricorso di Oseghale.

Oggi si è svolta una nuova udienza in Cassazione sul caso di Pamela Mastropietro, la ragazza romana uccisa e violentata nel gennaio 2018 a Macerata. La famiglia, accompagnata da attivisti e associazioni, ha espresso dolore e speranza, mentre la difesa dell’imputato Innocent Oseghale ha presentato un ricorso straordinario per rimettere in discussione l’accusa di violenza sessuale e revocare la pena dell’ergastolo. La madre di Pamela ha definito l’udienza “un’altra pugnalata”, sottolineando l’ennesima violenza nei confronti della famiglia e della vittima.
La famiglia chiede giustizia e trasparenza
La madre di Pamela ha espresso profondo dolore e indignazione, sottolineando come la sentenza della terza Cassazione sia arrivata proprio nel momento in cui la famiglia aveva firmato il consenso per incontrare Oseghale. “Avevo chiesto di incontrare Oseghale per dirgli tutto quello che ho nel cuore e la notizia della terza Cassazione, per me una pugnalata, è arrivata proprio nel momento in cui lui ed io avevamo firmato il consenso per incontrarci”, ha detto. La donna ha anche espresso indignazione per il fatto che un immigrato, che vive illegalmente in Italia e ha un provvedimento di espulsione, possa permettersi due avvocati di fiducia e quattro consulenti per arrivare a una terza Cassazione.
La famiglia spera che Oseghale faccia i nomi dei complici che lo hanno aiutato, ma ci vorrebbe un miracolo. La madre ha anche sottolineato come da anni si parli di altri Dna e altre prove, ma nessuno abbia voluto fare chiarezza sul caso. La famiglia continua a chiedere giustizia con dignità e fermezza, sperando che il dolore si possa trasformare in energia per continuare a combattere per la verità.
Un caso unico e un calvario durato anni
L’avvocato Marco Valerio Verni, legale della famiglia e zio di Pamela, ha descritto il caso come “una storia unica sotto tutti i punti di vista”. Ha sottolineato come la ragazza, una volta allontanatasi da una comunità a doppia diagnosi, abbia trovato sul suo cammino persone che, invece di aiutarla, hanno pensato ad altro, trovando terreno fertile nelle sue condizioni di bisogno e di minorata difesa. “Una serie efferata di crimini che, per le loro modalità di esecuzione, sono state definite, processualmente, un unicum nella storia della criminologia mondiale degli ultimi cinquanta anni”, ha detto.
La famiglia ha espresso fiducia nella giustizia, ma ha anche espresso amarezza per alcuni provvedimenti. “Continuiamo, naturalmente, ad avere fiducia nella giustizia, sebbene, per altri aspetti, certi provvedimenti ci abbiano lasciato un po’ amareggiati”, ha sottolineato l’avvocato. La famiglia spera che la sentenza possa garantire verità e piena giustizia, anche se la madre di Pamela ha espresso la speranza che Oseghale “faccia i nomi dei complici che lo hanno aiutato, ma ci vorrebbe un miracolo”.
Nella notte, in tutta Italia, sono stati affissi striscioni con la scritta “Giustizia per Pamela” per tenere alta l’attenzione sull’attesa sentenza della Corte di Cassazione. CasaPound ha ribadito la vicinanza alla famiglia e l’auspicio che la sentenza possa garantire verità e piena giustizia. La famiglia, insieme ad altri parenti di vittime, continua a chiedere giustizia con dignità e fermezza, sperando che il dolore si possa trasformare in energia per continuare a combattere per la verità.
