Ink, il Big Bang del tabloid: quando The Sun scardinò le regole del giornalismo

Il film d’apertura di Venezia 83 racconta l’ascesa di The Sun, il tabloid che cambiò il giornalismo. Il regista Danny Boyle ripercorre l’origine del fenomeno scandalistico.

Il film Ink mostra l'ascesa di The Sun, il tabloid che rivoluzionò il giornalismo. Il regista Danny Boyle racconta l'origine del fenomeno scandalistico
Il film Ink mostra l’ascesa di The Sun, il tabloid che rivoluzionò il giornalismo. Il regista Danny Boyle racconta l’origine del fenomeno scandalistico

Il film Ink, in programma come apertura della Mostra del Cinema di Venezia 83, racconta l’ascesa di The Sun, il tabloid scandalistico che cambiò radicalmente il volto del giornalismo inglese. Tra il 1969 e i primi anni ’70, il quotidiano, nato da un’idea audace e spregiudicata, scardinò le regole tradizionali dell’informazione, aprendo la strada a un’editoria più sensazionale, più vicina al pubblico e meno legata a gerarchie politiche o a valori morali. Il film, diretto da Danny Boyle, si ispira a una pièce teatrale di James Graham e ricostruisce le prime ore in cui il quotidiano, allora in crisi, fu rilanciato da un’idea rivoluzionaria.

Il Big Bang del tabloid

Il film si apre con un momento cruciale: nell’ottobre del 1969, l’imprenditore australiano Rupert Murdoch, già attivo con il settimanale News of the World, convoca in un ristorante di Fleet Street, sede dei principali quotidiani britannici, Larry Lamb, caposervizio del Mirror per le regioni del Nord. L’offerta che Murdoch gli presenta è senza precedenti: dirigere il The Sun, un quotidiano in crisi, con l’obiettivo di rilanciarlo. La scelta di Lamb, un uomo di origine popolare e con un’idea di giornalismo diverso, segna l’inizio di un’epoca.

Un giornalismo che si rivolge al pubblico

Il The Sun, diretto da Lamb e Murdoch, si trasforma in un quotidiano che si rivolge direttamente al pubblico, senza filtri né gerarchie. L’idea è semplice ma rivoluzionaria: dare ai lettori ciò che vogliono, senza pregiudizi. La formula “Win, free, love” diventa il mantra del giornale, che introduce notizie sensazionali, foto di donne mezze nude, oroscopi e meteo. Il quotidiano, che un tempo si concentrava su temi politici e culturali, si trasforma in un’opera di massa, accessibile e coinvolgente.

La trasformazione è radicale: le prime pagine, una volta dedicate a poeti e romanzieri, ora mostrano immagini di ragazze con seni nudi. Il The Sun diventa un tabloid scandalistico, che non si limita a informare, ma si propone come un’esperienza. La vendita, inizialmente modesta, cresce esponenzialmente, raggiungendo due milioni e mezzo di copie. Il giornale, però, non si limita a vendere: si impone come un’alternativa al giornalismo tradizionale, che si basava su gerarchie politiche e valori morali.

Un’epoca di cambiamento e di rischi

Il film mostra come il The Sun non solo cambiò il giornalismo, ma anche la società. La sua ascesa fu accompagnata da una serie di scelte radicali, che spesso mettevano in discussione l’etica professionale. Un esempio è l’episodio in cui la moglie di un vicedirettore viene rapita da due stranieri squilibrati, e Lamb, pur contro il parere di Murdoch, decide di pubblicare aggiornamenti e lettere della rapita, spingendo il quotidiano a un livello di sensazionalismo senza precedenti. Il The Sun diventa un simbolo di un’editoria popolare, che non si preoccupa più di regole o di etica, ma si concentra solo su ciò che attira l’attenzione.

Il film, con la sua frenetica narrazione e le sequenze visivamente memorabili, mostra come il The Sun fu un’esperienza di massa, che scardinò le regole del giornalismo tradizionale. Il regista Danny Boyle, noto per il suo stile dinamico e coinvolgente, riesce a trasmettere l’energia e l’audacia del periodo, mostrando come un’idea semplice potesse cambiare il volto del giornalismo. Il The Sun non fu solo un quotidiano, ma un fenomeno culturale che segnò l’inizio di un’era.