Ergastolo per Moussa Sangare per l’omicidio di Sharon Verzeni
Condanna all’ergastolo per Moussa Sangare per l’omicidio di Sharon Verzeni, avvenuto a Terno d’Isola nel 2024.

Il 30 luglio 2024, a Terno d’Isola in provincia di Bergamo, Sharon Verzeni, una donna di 33 anni, fu uccisa a coltellate mentre faceva una passeggiata di notte, da sola. Dopo giorni di indagini, l’imputato Moussa Sangare, un 31enne di Suisio, nato in Italia da una famiglia del Mali, fu trovato e condannato all’ergastolo dalla Corte d’assise. La sentenza, resa il 25 febbraio 2026, ha riconosciuto le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi, nonché la minorata difesa del reo, in quanto il delitto fu commesso di notte e ai danni di una donna da sola.
La confessione e le prove video
Il pm di Bergamo, Emanuele Marchisio, ha ripercorso il delitto sulla base della confessione di Sangare, che aveva ammesso di aver scelto la vittima a caso, seguendo un’onda emotiva. Tuttavia, durante il processo, l’uomo ha ritratto la sua confessione. Nonostante ciò, le telecamere hanno fornito prove decisive: «Non c’è nessuno a quell’ora che scappa in bicicletta a 32-33 chilometri orari, c’è solo Sangare», ha spiegato il pm. L’analisi delle immagini ha escluso la presenza di un altro soggetto, confermando la presenza dell’imputato.
Le posizioni in giudizio
Per l’avvocato Lugi Scudieri, difensore di parte civile della famiglia di Sharon Verzeni, «non è rimasto più alcun dubbio né sulla colpevolezza di Moussa Sangare, né nella ricostruzione della vicenda». Tiziana Baccicca, avvocata difensiva, aveva chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto e, in subordine, la pena minima. Per la difesa, esistevano tesi alternative che insinuavano un ragionevole dubbio. «L’impressione è che oggi si stia dando una particolare importanza alla confessione del signor Sangare, trascurando una serie di elementi che a mio avviso danno per non responsabile il mio assistito», ha sottolineato.
Mancherebbero tracce sull’arma del delitto, e la difesa ha avanzato l’ipotesi che Sangare potesse aver lasciato la scena e che il delitto fosse avvenuto in due momenti diversi, compiuto da altri. La sorella di Sharon, Melody, ha espresso dolore e disapprovazione: «Abbiamo sperato fino all’ultimo che l’imputato riconoscesse il suo efferato delitto, ma purtroppo non è successo. Ciò non fa altro che aumentare la sua pericolosità per gli altri». La famiglia della vittima ha voluto essere presente a tutte le udienze, concludendo con un abbraccio tra le lacrime dopo la sentenza.
Sergio Ruocco, compagno di Sharon, ha espresso soddisfazione: «Abbiamo almeno avuto la soddisfazione di aver giustizia, altrimenti sarebbe stato ancora peggio». La vittima, che in vista delle nozzi voleva dimagrire, era stata colpita mentre faceva una camminata per le vie del paese, da sola, di notte. La sua morte ha scosso la comunità locale e ha portato a un processo che ha concluso con una condanna all’ergastolo per l’imputato.
