Alessandro Impagnatiello non voleva ucciderla, ma farla abortire

Giudici confermano ergastolo per ex barman che avrebbe voluto indurre compagna incinta a abortire

Alessandro Impagnatiello non voleva ucciderla, ma farla abortire
Alessandro Impagnatiello non voleva ucciderla, ma farla abortire

Alessandro Impagnatiello, ex barman 32enne residente a Senago, è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio della compagna Giulia Tramontano, 29enne al settimo mese di gravidanza. Secondo la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Milano, i giudici non hanno riconosciuto l’aggravante della premeditazione, ma hanno confermato la condanna definitiva per l’omicidio. La donna è stata uccisa il 27 maggio 2023, dopo che l’uomo aveva tentato di indurla all’aborto somministrandole del veleno.

La motivazione del delitto

Secondo le motivazioni della sentenza, il giovane non avrebbe premeditato l’omicidio, ma avrebbe avuto l’intenzione di farla abortire. I giudici hanno sottolineato che non esistono prove che permettano di retrodatare il proposito omicida rispetto al giorno in cui l’uomo ha accoltellato la ragazza. L’idea di ucciderla è emersa improvvisamente, quando Impagnatiello ha realizzato di non riuscire a dissuadere la fidanzata dall’incontrarsi al bar, un posto di lavoro che lui considerava prezioso.

La donna aveva scoperto la doppia vita del compagno

I familiari di Giulia Tramontano non hanno mai creduto all’ipotesi dell’allontanamento volontario, e le indagini hanno rivelato che la ragazza aveva scoperto che il compagno la tradiva e conduceva una doppia vita. Nell’automobile del 32enne sono state rinvenute tracce biologiche riconducibili a Giulia, e pochi giorni dopo, nella notte tra il 31 maggio e il primo giugno, l’uomo ha confessato di averla uccisa.

Le circostanze del delitto

La scomparsa di Giulia Tramontano è stata denunciata il 28 maggio 2023 da Alessandro Impagnatiello, che ha riferito ai carabinieri la sua scomparsa. I familiari della donna non hanno mai creduto all’ipotesi dell’allontanamento volontario, e le indagini hanno rivelato che la ragazza aveva scoperto che il compagno la tradiva e conduceva una doppia vita. Nell’automobile del 32enne sono state rinvenute tracce biologiche riconducibili a Giulia, e pochi giorni dopo, nella notte tra il 31 maggio e il primo giugno, l’uomo ha confessato di averla uccisa.

Il processo ha concluso con la condanna all’ergastolo

Il processo in primo grado è iniziato il 18 giugno 2024 e si è concluso con la condanna all’ergastolo il 25 giugno dello scorso anno. La sentenza ha suscitato perplessità e critiche da parte dei familiari della vittima e dell’opinione pubblica, ma i giudici hanno ammesso le aggravanti della crudeltà e del rapporto di convivenza. Giulia Tramontano, si legge nella sentenza, “non poteva sapere e, del resto, nessuno poteva metterla in guardia”, in quanto “in quel momento la sua condanna a morte era ormai stata decretata”.

La Corte d’Assise d’Appello ha evidenziato che l’idea di uccidere Giulia è emersa improvvisamente, nel momento in cui l’uomo ha realizzato di non riuscire a dissuaderla dall’incontrarsi al bar. I giudici hanno ritenuto irrilevante conoscere le azioni compiute da Impagnatiello nelle due ore di attesa che lo separavano dal delitto, e hanno sottolineato che “ciò che albergava nell’animo del 32enne in quel lasso temporale” è stato l’unico elemento rilevante per la valutazione della premeditazione.