Iran, Trump: investimenti del Golfo sostituiscono pedaggi

Base militare americana con soldati in operazione, mappa dello Stretto di Hormuz con navi commerciali, bandiera iraniana e americana
Base militare americana con soldati in operazione, mappa dello Stretto di Hormuz con navi…

Il presidente americano Donald Trump rilancia la strategia di controllo dello Stretto di Hormuz affermando che gli investimenti dei paesi del Golfo possono sostituire i pedaggi sul passaggio di merci. La dichiarazione arriva mentre Trump chiude Hormuz e impone tassa 20% sul petrolio, intensificando la pressione economica e militare su Teheran in un contesto di escalation crescente.

Secondo quanto riportato da askanews.it, Trump sostiene che lo Stretto di Hormuz rimane aperto, ma il blocco navale americano si applicherebbe soltanto alle navi dirette verso o in partenza da porti iraniani. La proposta di un pedaggio pari al 20% del valore delle merci in transito rappresenta un tentativo di monetizzare il controllo dello strategico passaggio marittimo, uno dei corridoi commerciali più critici per il commercio mondiale di petrolio e gas naturale.

Attacchi aerei proseguono per la terza notte

Parallelo alla diplomazia economica, gli attacchi militari proseguono senza sosta. Il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha confermato che oggi ha dato inizio alla terza notte consecutiva di bombardamenti contro l’Iran. Trump ha dichiarato ai cronisti alla Casa Bianca che gli Stati Uniti stanno “colpendo l’Iran con grande intensità”, sottolineando la disponibilità di “enormi quantità di munizioni e di forze numeriche che non avevamo da anni”.

In un’intervista radiofonica con il conduttore Hugh Hewitt, il presidente americano ha preannunciato ulteriori colpi “molto duri” che sarebbero stati inflitti “stasera e domani”. Trump ha inoltre citato un sito segreto iraniano denominato in codice “Pickaxe Mountain” (montagna del piccone) come “possibile bersaglio” per i raid aerei in corso.

Reazioni internazionali e preoccupazioni per l’escalation

La strategia aggressiva di Trump genera critiche sul fronte diplomatico internazionale. Il presidente brasiliano Lula ha accusato il tycoon newyorkese di comportarsi da pirata sullo Stretto di Hormuz, evidenziando il carattere illegittimo di una tassazione unilaterale imposta attraverso la forza militare.

Base militare americana con soldati in operazione, mappa dello Stretto di Hormuz con navi commerciali, bandiera iraniana e americana, immagine di appr
Base militare americana con soldati in operazione, mappa dello Stretto di Hormuz con navi…

Dall’Europa giungono altrettanti segnali di preoccupazione. Come riportato da italpress.com, l’eurodeputato Leoluca Orlando ha commentato che “purtroppo assistiamo a una ripresa dell’escalation” con Trump che “continua a mantenere un atteggiamento aggressivo nei confronti dell’Iran”. Le dichiarazioni provengono da Bruxelles, sottolineando la posizione critica delle istituzioni europee di fronte a una nuova fase di scontro militare diretto.

L’alternativa proposta da Trump di attirare capitali dai paesi del Golfo per compensare i mancati pedaggi rappresenta un tentativo di legittimare economicamente il controllo militare dello stretto. Questa soluzione presupone che le monarchie petrolifere del Golfo accettino di finanziare un ordine internazionale dei mari imposto da Washington, sottraendosi formalmente alla raccolta di tasse sul commercio marittimo.

Il contesto di questa nuova escalation rimanda a una politica più ampia di attacchi americani contro l’Iran che Trump continua a minacciare come sempre più severi. La combinazione di blocchi navali, operazioni aeree coordinate e pressione economica mira a costringere Teheran alla resa, mentre la comunità internazionale rimane profondamente divisa sulla legittimità di tali azioni.

La strategia perseguita da Washington negli ultimi giorni segna una trasformazione del conflitto da teatro di scontri limitati a una competizione per il controllo delle rotte commerciali globali e delle fonti energetiche. Le prossime ore determineranno se altre capitali mondiali accetteranno il nuovo ordine proposto dall’amministrazione Trump o se mobiliteranno formali proteste internazionali.

Aggiornamento, 14/07/2026 ore 19:11

Il presidente americano Donald Trump sostiene che lo Stretto di Hormuz rimane aperto al transito commerciale, ma con una restrizione mirata: il blocco navale riguarderebbe solo le navi dirette verso porti iraniani o in partenza da essi. Secondo Trump, gli investimenti economici provenienti dai Paesi del Golfo potrebbero compensare i pedaggi sul cargo ventilati al 20% del valore delle merci in transito. La dichiarazione arriva nel contesto di una nuova ondata di operazioni militari americane contro l’Iran, con il Comando centrale degli Stati Uniti che ha confermato l’avvio della terza notte consecutiva di attacchi su ordine del Comandante in capo.

Gli attacchi e le operazioni militari in corso

Secondo askanews.it, il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha comunicato via X l’avvio della terza notte consecutiva di attacchi contro l’Iran. Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti colpiscono l’Iran con grande intensità, disponendo di enormi quantità di munizioni e di forze numeriche senza precedenti. In un’intervista radiofonica con il conduttore Hugh Hewitt, il presidente Usa ha aggiunto che gli attacchi saranno “molto duri” nella notte e nel giorno seguente.

Secondo le informazioni fornite da askanews.it, Trump ha identificato un sito segreto iraniano noto in codice come “Pickaxe Mountain” (montagna del piccone) come possibile bersaglio delle operazioni militari in corso. Le parole del presidente americano riflettono una determinazione nel proseguire le operazioni militari con una scala senza precedenti rispetto agli anni passati.

Il controllo dello Stretto di Hormuz e le implicazioni economiche

Trump ribadisce che gli Stati Uniti gestiranno lo Stretto di Hormuz, elemento cruciale per il commercio mondiale. Come riferisce askanews.it, il presidente afferma che lo Stretto rimane aperto al transito, con il blocco navale limitato alle sole navi che operano con l’Iran. La proposta di compensare eventuali pedaggi attraverso investimenti dei Paesi del Golfo rappresenta un tentativo di bilanciare le restrizioni con incentivi economici per le economie regionali.

Il pedaggio del 20% sul valore del cargo in transito era stato ventilato nei giorni precedenti come uno dei possibili meccanismi di controllo economico della navigazione attraverso lo Stretto. Trump sostiene che questo potrebbe essere sostituito o compensato da flussi di investimento dalle nazioni del Golfo, creando un’alternativa economica al sistema di tassazione diretta sul transito commerciale.

La manovra rivela la strategia americana di gestire il controllo dello Stretto non solo attraverso il dominio militare, ma anche mediante strumenti economici e accordi con i partner regionali. L’idea di far confluire investimenti dalle economie del Golfo suggerisce una volontà di mantenere alleanze con questi Paesi mentre si intensificano le operazioni contro l’Iran.

Le reazioni internazionali all’escalation

La nuova escalation militare tra Stati Uniti e Iran ha attirato critiche a livello internazionale. Secondo italpress.com, l’eurodeputato Leoluca Orlando ha commentato la situazione, denunciando l’atteggiamento aggressivo di Trump nei confronti dell’Iran. Il presidente brasiliano Lula, come riportato dalle fonti, ha accusato Trump di comportarsi come un pirata nello Stretto di Hormuz, suggerendo che le azioni americane violano i principi del diritto internazionale sulla libertà di navigazione.

Bruxelles, secondo italpress.com, osserva una ripresa dell’escalation con preoccupazione. Trump continua a mantenere una posizione bellicosa, intensificando le operazioni militari e al contempo cercando di gestire le implicazioni economiche attraverso i partner del Golfo. L’aumento registrato nelle conseguenze economiche della tensione riflette l’impatto della situazione su mercati e commercio internazionale.

La strategia di Trump combina così due elementi: da un lato, le operazioni militari di ampia scala contro l’Iran; dall’altro, la ricerca di compensazioni economiche attraverso investimenti regionali. Rimane da valutare se questa dualità possa effettivamente stabilizzare la situazione nello Stretto di Hormuz o se condurrà a ulteriori tensioni negli equilibri geopolitici del Golfo Persico.

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