
La situazione nel Golfo Persico raggiunge livelli di tensione senza precedenti dall’aprile scorso. Gli Stati Uniti intensificano la campagna militare contro l’Iran con raid consecutivi e il presidente Donald Trump annuncia attacchi “molto duri” nelle prossime ore, mentre il Medio Oriente diventa teatro di uno scontro di portata mai vista dai tempi del cessate il fuoco primaverile. Nel frattempo, lo strategico Stretto di Hormuz rimane al centro della crisi geopolitica, con l’Iran che sostiene di aver chiuso il passaggio al traffico navale e grandi imbarcazioni ferme nelle acque dell’Oman.
La terza notte di bombardamenti e i droni navali
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha confermato il lancio della terza notte consecutiva di attacchi contro l’Iran. Secondo quanto riportato da askanews.it, il Centcom ha dato il via agli attacchi alle 16:45 ora della costa orientale americana, su ordine del Comandante in capo. Le immagini diffuse dal comando militare mostrano droni navali impiegati per la prima volta in combattimento diretto contro il porto iraniano di Bandar Abbas, segnando un’escalation tecnologica e tattica nello scontro. Questo utilizzo di sistemi senza pilota rappresenta una novità significativa nelle operazioni americane nella regione, ampliando le capacità offensive degli Stati Uniti ben oltre i tradizionali raid aerei.
La campagna militare americana si articola su più fronti e con mezzi sempre più sofisticati. Gli attacchi consecutivi suggeriscono una strategia coordinata e prolungata, non episodica, con il coinvolgimento diretto delle strutture di comando più elevate. La scelta di impiegare droni navali a Bandar Abbas sottolinea l’intenzione di colpire anche infrastrutture portuali critiche, non solo obiettivi difensivi o militari tradizionali.
Trump annuncia nuovi raid e il controllo di Hormuz
In un’intervista radiofonica con il conduttore Hugh Hewitt, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti sferreranno un attacco “molto duro” contro l’Iran “stasera e domani”, aggiungendo che il sito segreto iraniano “Pickaxe Mountain” (montagna del piccone) è un “possibile bersaglio” per gli attacchi in arrivo. Questo annuncio pubblico dei raid futuri rappresenta una rottura della prassi militare tradizionale, probabilmente volta a massimizzare l’effetto deterrente e comunicare fermezza ai nemici regionali e agli alleati.
Contemporaneamente, Trump ha riaffermato il ruolo degli Stati Uniti nel controllo dello Stretto di Hormuz, via d’acqua strategica tra Iran e Oman. In un’intervista a Fox News, il presidente ha dichiarato: “Terremo lo Stretto”, come se la gestione della rotta commerciale internazionale fosse prerogativa americana. Gli Stati Uniti sostengono ufficialmente che il passaggio rimane aperto al traffico, pur avendo lanciato nuove operazioni militari, mentre l’Iran afferma di aver chiuso il canale e grandi navi commerciali rimangono ferme nelle acque dell’Oman, in prossimità dello stretto.

Oggi il presidente americano ha annunciato un’altra misura significativa: gli Stati Uniti hanno reintrodotto il blocco navale nello Stretto di Hormuz sulle navi dirette verso o in partenza dai porti iraniani. Questa azione, combinata con i raid aerei e l’impiego di droni navali, forma un sistema integrato di pressione militare e commerciale volto a colpire l’economia iraniana e limitarne la capacità operativa.
La corsa agli armamenti e la successione rapida di annunci americani rispecchiano una strategia di pressione accelerata, con segnali pubblici e azioni concrete che si rincorrono. L’orizzonte temporale ristretto (“stasera e domani”) comunica urgenza e intenzionalità militare diretta.
Contrattacchi iraniani e le vittime
L’Iran non resta passivo. Secondo le informazioni disponibili, Teheran ha lanciato attacchi contro due petroliere nel Golfo Persico, nella zona dello Stretto di Hormuz, provocando almeno un morto. Questi contrattacchi iraniani dimostrano una capacità di risposta rapida alle operazioni americane, anche se su scala inferiore. Gli Emirati Arabi hanno segnalato l’incidente, confermando la portata regionale della crisi.
La situazione rimane volatile e soggetta a rapide escalation. La terza notte di raid americani, l’annuncio di attacchi ulteriori, il blocco navale reintrodotto e i contrattacchi iraniani tracciano il profilo di uno scontro che non accenna a diminuire di intensità. Lo Stretto di Hormuz, per cui transitano milioni di barili di petrolio quotidianamente, rimane una polveriera geopolitica con conseguenze potenziali per i mercati energetici mondiali.