Le gemelle Cappa, da Garlasco al mondo della comunicazione e del diritto
Le gemelle Cappa, Stefania e Paola, tornano al centro dell’attenzione dopo anni di distanza. Dopo il delitto di Chiara Poggi, hanno scelto di vivere lontano dai riflettori.

Le gemelle Stefania e Paola Cappa, originarie di Garlasco, sono tornate al centro dell’attenzione dopo anni di distanza. Dopo il delitto di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007, le due sorelle hanno scelto di vivere lontano dai riflettori, abbandonando la scena mediatica e intraprendendo strade professionali diverse. Oggi, Stefania è avvocata specializzata in diritto penale societario e diritto sportivo, mentre Paola si è affermata nel mondo della comunicazione gastronomica. Il loro ruolo nel caso di Chiara Poggi, tuttavia, non è mai completamente scomparso, né nel giudizio né nella memoria pubblica.
Un legame familiare intrecciato al delitto
Stefania e Paola Cappa sono cugine di primo grado della vittima, Chiara Poggi. Figlie di Mariarosa Poggi, sorella del padre di Chiara, appartengono allo stesso nucleo familiare allargato che ruotava attorno alla villetta di via Pascoli, a Garlasco. All’epoca del delitto avevano 23 anni e vivevano nello stesso contesto territoriale, frequentando, seppur non in modo continuativo, la famiglia Poggi. I rapporti tra i due rami familiari non erano sempre stretti, ma negli ultimi mesi prima dell’omicidio si sarebbe registrato un riavvicinamento, soprattutto tra Stefania e Chiara.
“Premetto che io e mia cugina avevamo un ottimo rapporto. Nell’ultimo mese addirittura ci vedevamo quasi tutti i giorni”, dichiarò Stefania agli inquirenti.
Una ricostruzione che nel tempo è stata riletta in modo più sfumato alla luce di altri elementi. Le gemelle, pur non essendo mai state indagate, sono state convocate nuovamente dai magistrati come persone informate sui fatti, nel nuovo capitolo dell’inchiesta sul delitto di Chiara Poggi. Oggi, mentre l’attenzione investigativa si concentra su Andrea Sempio, la Procura torna a rileggere anche le testimonianze di allora, nel tentativo di ricostruire ogni dettaglio rimasto in sospeso.
Un passato segnato da polemiche e fotomontaggi
Dopo il delitto, le gemelle Cappa sono state al centro di un episodio che ha segnato la loro percezione pubblica. Nei giorni immediatamente successivi all’omicidio, comparve una fotografia che ritraeva le due sorelle insieme alla cugina, ma si trattava di un fotomontaggio. Accanto all’immagine, una dedica: “Ciao Chiara, sei il nostro cuore”. Un gesto che suscitò reazioni contrastanti e contribuì ad alimentare un’esposizione mediatica intensa. Le stesse gemelle, in quel periodo, respinsero le critiche: “Solo infamie, fango. Ci hanno frainteso”.
Negli anni successivi, Stefania spiegò la genesi di quella scelta: la richiesta, da parte dei familiari, di fornire ai giornalisti una foto della vittima e la mancanza di immagini disponibili avrebbero portato alla decisione di creare un’immagine composita. Il nome delle gemelle è riemerso più volte nel corso degli anni, spesso legato a testimonianze poi rivelatesi inconsistenti o ritrattate. In particolare, quello di Stefania è stato citato in alcune dichiarazioni che non hanno trovato riscontri.
Un futuro lontano dai riflettori
Oggi, Stefania e Paola Cappa hanno scelto di vivere lontano dai riflettori, abbandonando la scena pubblica e intraprendendo strade professionali molto diverse. Stefania è avvocata, specializzata in diritto penale societario e diritto sportivo, si è laureata all’Università di Pavia e ha conseguito un master alla scuola “Just Legal Services” di Milano. È iscritta all’albo dal 2012 e ha ricoperto incarichi anche in ambito sportivo federale. È inoltre fondatrice e presidente di un’associazione dedicata ai neonati con reflusso. Nella vita privata è sposata con Emanuele Arioldi e ha due figli.
Paola Cappa, invece, si è affermata nel mondo della comunicazione gastronomica. Lavora come food blogger, fotografa e food writer, collaborando con realtà del settore e organizzando eventi legati al food e al lifestyle, tra Milano e Ibiza. La scelta di vivere lontano dai riflettori ha segnato una netta cesura rispetto all’impatto mediatico iniziale, quando erano tra i volti più presenti nella narrazione del caso.
