Dj Godzi, la perizia choc: «Troppi colpi sul corpo, è un nuovo caso Cucchi»
Un dj napoletano è morto dopo un intervento di polizia, con una perizia che sottolinea violenze e mancanza di de-esclation.

Il caso di Michele Noschese, noto come Dj Godzi, si presenta come un nuovo episodio di violenze durante un intervento di polizia, con una perizia medico-legale che ha suscitato preoccupazioni e interrogativi. Il giovane, morto in circostanze controverse a Ibiza, è stato oggetto di una ricostruzione dettagliata da parte del medico legale Raffaele Zinno, che ha evidenziato un comportamento non adeguato da parte degli agenti della Guardia di Finanza. Secondo la perizia, il dj napoletano sarebbe morto per asfissia causata da una contenzione fisica e violenze subite durante l’intervento.
Violenze e mancanza di de-esclation
La perizia di Zinno ha sottolineato come il comportamento degli agenti non fosse in linea con le procedure standard per la gestione di un soggetto in difficoltà. Non sarebbe stata eseguita la de-esclation, ovvero la messa in sicurezza del soggetto senza infliggergli ulteriori disagi. In pratica, non ci sarebbe stata una «gestione prudente» della situazione. Il giovane sarebbe stato immobilizzato in una posizione scorretta, con braccia legate posteriormente e gambe vincolate a livello delle caviglie, mantenuto in posizione inginocchiata con il torace flesso e compresso contro il piano del letto, associato a pressione esercitata sul dorso.
La ricostruzione del perito corrisponde al racconto dell’amico presente in casa. Il corpo di Michele, al momento del rimpatrio in Italia, portava segni evidenti di contenzione fisica e schiacciamento della cassa toracica. La procura di Roma ha deciso di approfondire l’ipotesi di reato di tortura, un reato introdotto dopo il caso di Stefano Cucchi, e che potrebbe coinvolgere gli agenti che hanno partecipato all’intervento.
Autopsia e interrogativi
La morte di Michele è stata oggetto di un’autopsia in Spagna, ma la ricostruzione non ha fornito un quadro completo. Il padre, Giuseppe Noschese, ha espresso preoccupazioni per la mancanza di fotografia del corpo e per l’archiviazione rapida dell’inchiesta. La decisione di cremare il corpo per il rimpatrio è stata contestata dal padre, che ha opposto resistenza giudiziaria. La procura di Roma è decisa a rispondere a tutti gli interrogativi, anche quelli relativi alla gestione del caso e alla mancanza di assistenza sanitaria.
La perizia ha anche sottolineato che Michele non era in una condizione di morte imminente. Nonostante lo stato di agitazione dovuto all’assunzione di sostanze psicotrope, il giovane non era in una condizione di pericolo vitale. La procura ha deciso di approfondire l’ipotesi di reato di tortura, un reato previsto dal codice penale e introdotto dopo il caso di Stefano Cucchi.
Il pool di avvocati che rappresenta la famiglia di Michele, tra cui Vanni Cerino, Angelo Sammarco e D’Urso, ha depositato in procura la perizia di Zinno, che conferma le violenze subite dal giovane. La ricostruzione fatta dal perito corrisponde anche al racconto dell’amico presente in casa durante l’episodio. La procura ha deciso di sentire anche l’amico, che ha denunciato fin dall’inizio le violenze subite da Michele.
