Ricordo a 2 anni dalla morte di Giulia Cecchettin: un minuto di rumore per combattere la violenza di genere
Ricordo a 2 anni dalla morte di Giulia Cecchettin: un minuto di rumore per combattere la violenza di genere

Due anni dopo la morte di Giulia Cecchettin, la studentessa uccisa il 11 novembre 2023 dall’ex fidanzato Filippo Turetta, centinaia di persone si sono riunite a Padova per ricordarla e denunciare la violenza di genere. La manifestazione, organizzata nella zona universitaria, ha visto la partecipazione di studenti, cittadini e rappresentanti di movimenti studenteschi, che hanno commemorato Giulia con un minuto di rumore, agitando chiavi, catene e campane. L’evento, che si è svolto a piazza Portello, è stato accompagnato da un forte impegno per porre fine al patriarcato e alle micro violenze che spesso si tramutano in tragedie.
Un ricordo che non si estingue
«Noi non la dimentichiamo», ha detto Giada Aureli, rappresentante universitaria eletta nel Cda dell’Ateneo padovano, a nome del movimento degli studenti. «Siamo ancora alla conta giornaliera degli episodi di violenza e dei femminicidi». La frase, pronunciata durante la manifestazione, sintetizza l’impegno e la rabbia di una comunità che non si arrende. «C’è una questione culturale basata su un patriarcato ancora duro da tramontare», ha aggiunto Aureli, sottolineando come la violenza di genere non sia un fenomeno isolato, ma il frutto di un sistema che la rende possibile e accettabile.
La violenza non è un “raptus”
Paola Bonomo, presidente del Consiglio degli Studenti dell’Università di Padova, ha ricordato come Giulia fosse una studentessa della loro università e come fosse stata «strappata per mano di un uomo». «Avevamo promesso che sarebbe stata l’ultima», ha detto, ma «continuiamo a leggere notizie di femminicidi: da gennaio, più di 90 donne sono state uccise da compagni, ex, mariti, padri». La violenza, ha sottolineato, non è un «raptus» improvvisato, ma il risultato di un’abitudine sociale che si perpetua. «Non sono casi isolati, ma il frutto di un sistema che rende la violenza sulle donne possibile e accettabile», ha concluso.
Chiediamo un cambiamento concreto
La comunità studentesca si è riunita molte volte, e continua a farlo, per chiedere di porre davvero un fine alla violenza patriarcale. «Vogliamo un’educazione sessuale e affettiva nelle scuole e le università, vogliamo che ci siano sportelli di ascolto in tutte le università, vogliamo che i centri antiviolenza smettano di venire sottofinanziati, ma che gli vengano date tutte le risorse necessarie», ha detto Bonomo. «Siamo stanche e siamo arrabbiate. Per questo ci siamo riunite, per Giulia, per tutte. Per dire che non staremo più zitte di fronte a tutto questo. Per dire che questa rabbia esiste e continuerà ad esserci».
Un minuto di rumore per non dimenticare
La manifestazione, che ha visto la partecipazione di oltre 200 persone, ha visto la presenza di studenti, cittadini e rappresentanti di movimenti studenteschi, che hanno espresso il loro dolore e la loro determinazione. «Se non torno, distruggi tutto», ha letto un striscione posto al centro della piazza. L’evento è stato un momento di memoria e di protesta, ma anche di chiamata a un cambiamento concreto. La violenza di genere non è un problema marginale, ma un tema centrale che richiede una risposta collettiva e strutturale.
