Alessandro Impagnatiello uccise Giulia per punirla, il delitto fu premeditato: il processo di appello bis
Alessandro Impagnatiello uccise Giulia Tramontano per punirla, il delitto fu premeditato: il processo di appello bis

Alessandro Impagnatiello, ex barman dell’Armani Caffè, è tornato davanti ai giudici per un nuovo processo d’Appello: la prima sezione penale di Cassazione ha disposto un nuovo procedimento che riguarderà solo il riconoscimento dell’aggravante della premeditazione, esclusa nella sentenza di secondo grado. L’imputato, condannato all’ergastolo per omicidio pluriaggravato, distruzione di cadavere e interruzione non consensuale di gravidanza, è in carcere a Pavia. La famiglia della vittima, Giulia Tramontano, ha accolto con soddisfazione la decisione, che potrebbe portare a una condanna più severa.
La premeditazione e le prove
La Corte d’Assise ha stabilito che l’omicidio di Giulia fu premeditato, ma la Corte d’Appello ha ritenuto che l’intenzione del barman fosse interrompere la gravidanza, non ucciderla. Tuttavia, la Cassazione ha riconosciuto la premeditazione, sottolineando che l’azione fu pianificata con lucidità. Il pm ha elencato una «valanga di bugie» utilizzate dall’imputato per giustificare le sue azioni, tra cui la falsa spiegazione del barbecue per giustificare la cenere nel suo appartamento e l’affermazione che Giulia soffrisse di un disturbo bipolare.
Le prove digitali indicano una pianificazione dettagliata. Dal computer di Impagnatiello sono emersi dati che indicano una pianificazione dettagliata: ricerche sul topicida, quantità necessarie per uccidere una persona e come preparare pozioni letali. Inoltre, un investigatore ha riferito che l’imputato, mentre era in caserma, aveva digitato sul telefono «rimuovere macchie di sangue».
La scena preparata e la tempistica
La casa della coppia è stata analizzata come una «scena preparata», con tracce di sangue sotto il tappeto ma non sopra, e il divano negativo al luminol, coperto in precedenza. La giudice Antonella Bertoja ha sottolineato che il proposito criminoso di uccidere Giulia è sorto in Impagnatiello ancor prima del 27 maggio 2023, quando l’omicidio fu messo in atto. L’imputato aveva già accarezzato l’idea di sbarazzarsi della compagna, che pochi giorni prima gli aveva rivelato di aspettare un bambino.
La Corte d’Appello ha interpretato diversamente i fatti. Per la Corte d’Appello, l’intenzione del barman era interrompere la gravidanza, vissuta come una limitazione della sua libertà e delle ambizioni di carriera, senza la volontà iniziale di uccidere. Tuttavia, la Cassazione ha riconosciuto la premeditazione, sottolineando che l’azione fu pianificata con lucidità.
Il ricorso della difesa, che chiedeva di escludere l’aggravante della crudeltà e il riconoscimento delle attenuanti generiche, è stato respinto. L’avvocato Giulia Geradini, legale di Impagnatiello, ha espresso disappunto per la decisione della Corte d’Appello, affermando che l’omicidio fu un atto di spirito punitivo, una «eliminazione lucidamente pianificata» della compagna e del bimbo che portava in grembo.
Il sostituto pg Elisabetta Ceniccola ha insistito che l’omicidio fu un agguato premeditato, con l’arma già scelta e la rimozione del tappeto, elementi valorizzati nella sentenza di primo grado. Il processo di appello bis è in corso e potrebbe portare a una revisione della sentenza. La famiglia della vittima ha accolto con soddisfazione la decisione della Cassazione, che potrebbe portare a una condanna più severa per l’ex barman.
