Caccia, l’Ispra avverte: il ddl non tutela le specie a rischio

Il disegno di legge sulla caccia approvato al Senato manca di criteri scientifici per proteggere la fauna selvatica. Ispra chiede esclusione di specie in pericolo.

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Aula parlamentare durante discussione legislativa su norme venatorie e protezione della fauna selvatica
Aula parlamentare durante discussione legislativa su norme venatorie e protezione della…

Tra ampliamenti di specie cacciabili, allargamento dei tempi e degli spazi di caccia, il disegno di legge 1552 approvato dal Senato il 23 giugno scorso riscrive la legge 157 del 1992 sulla protezione della fauna selvatica. Eppure, secondo l’Ispra, l’ente di ricerca sulle acque e l’ambiente, il testo non contempla adeguate protezioni per gli animali già in difficoltà. Durante l’audizione alla Camera, l’istituto ha sottolineato che le modifiche introdotte non appaiono orientate a limitare l’impatto dell’attività venatoria su specie il cui stato di conservazione è precario.

Il ddl è passato al Senato con 80 voti favorevoli, 56 contrari e due astenuti, configurandosi come una normativa che riconosce ai cacciatori ampi margini operativi. Le associazioni ambientaliste e animaliste hanno contestato con forza la narrativa secondo cui i cacciatori fungerebbero da bioregolatori naturali, mantenendo gli equilibri ecosistemici. Tuttavia, anche Ispra riconosce che la caccia, se pianificata e rispettosa di criteri scientifici, può essere compatibile con la conservazione della natura.

La posizione dell’Ispra tra scienza e pratica venatoria

Il dirigente dell’Ispra in audizione ha precisa che la caccia condotta correttamente è coerente ai principi di conservazione della natura e può contribuire alla tutela della fauna selvatica. Questo riconoscimento, però, contiene un’implicita critica al testo legislativo in discussione: gli elementi che la ricerca ritiene fondamentali non trovano adeguato spazio nel ddl approvato a Palazzo Madama.

L’istituto ha suggerito esplicitamente che sarebbe stato opportuno escludere dal regime venatorio alcune specie caratterizzate da uno stato di conservazione particolarmente sfavorevole. Una raccomandazione che non è stata recepita nel testo, il quale invece procede in direzione opposta, ampliando piuttosto che restringendo le possibilità di prelievo. L’Ispra non nega la legittimità dell’attività venatoria, ma evidenzia che il disegno di legge non introduce salvaguardie specifiche per la fauna più vulnerabile.

Il percorso legislativo e le audizioni in Commissione

Dopo il via libera del Senato nella seduta di fine giugno, il ddl prosegue il suo iter parlamentare alla Camera, dove continuano le audizioni delle parti interessate. Le associazioni ambientaliste hanno già manifestato forte contrarietà durante questi incontri, contestando la capacità dei cacciatori di svolgere una funzione di controllo biologico equilibrato.

Greenreport.it e scienzainrete.it hanno documentato come le posizioni critiche verso il ddl si basino sulla preoccupazione che l’ampliamento dell’attività venatoria non sia fondato su valutazioni scientifiche robuste circa l’impatto su specie vulnerabili. L’Ispra, pur non negando la compatibilità tra caccia e conservazione, conferma indirettamente questa preoccupazione affermando che il testo non include misure per limitare i danni a fauna già in precario equilibrio.

Le audizioni alla Camera rappresentano quindi un momento cruciale per eventuali correzioni. Il testo attualmente in discussione a Montecitorio può ancora subire modifiche prima dell’approvazione definitiva. La questione centrale rimane se prevalga l’approccio conservativo, che privilegi la tutela delle specie vulnerabili, oppure quello più permissivo verso la pratica venatoria, che il Senato ha già scelto con la sua approvazione.

Scienzainrete.it sottolinea come l’assenza di criteri scientifici stringenti nel testo rappresenti una scelta politica consapevole, non una semplice omissione tecnica. L’Ispra ha offerto alla Camera gli elementi di una valutazione scientifica; resta ora alla politica decidere se integrare queste considerazioni nel ddl oppure proseguire sulla strada tracciata dal Senato. La prossima fase discussione a Montecitorio chiarirà quale indirizzo prevarrà.

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