Emanuele Filiberto di Savoia: “Nessuna onorificenza viene venduta”
Emanuele Filiberto di Savoia risponde alle accuse di compravendita di onorificenze, sottolineando che nessun titolo viene venduto.
Il principe Emanuele Filiberto di Savoia ha risposto alle accuse di compravendita di onorificenze, sottolineando che “nessuna onorificenza viene venduta”. Le dichiarazioni, diffuse oggi da Avs, seguono un articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano che ha sollevato interrogativi sull’attività degli Ordini dinastici e sulle onorificenze conferite a pagamento. Il principe ha sottolineato che le attività dell’Aicods, l’associazione svizzera a cui è presidente, non comportano la vendita di titoli, ma la conferenza di onori monarchici in un contesto di sostegno a progetti benefici.
Accuse di compravendita e contestazioni legali
Marco Grimaldi, vicecapogruppo di Avs alla Camera, ha sottolineato che la Casa Savoia e Emanuele Filiberto conferiscono “onori monarchici” a pagamento, privi di alcun valore giuridico, in violazione della legge del 1951. Secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, tra i beneficiari figurerebbero nomi noti come Ignazio La Russa, Bruno Vespa, Gianni Letta e Vittorio Sgarbi. L’attività è stimata in circa 800mila euro l’anno, senza bilanci o rendiconti. Grimaldi ha anche denunciato la piattaforma Royal Protocol Srl, clonata da una società estone, che certifica genealogie su un registro privato senza alcun valore legale.
La risposta del principe: “Non si tratta di vendita”
Emanuele Filiberto ha chiarito che “confondere quote associative, contributi destinati all’organizzazione delle attività e partecipazione agli eventi con l’acquisto di una distinzione onorifica significa rappresentare una realtà che non esiste”. Il principe ha sottolineato che al Lingotto di Torino non si è svolta alcuna “vendita” né una cerimonia pubblica di conferimento di onorificenze, ma solo la presentazione dei nuovi membri e promuovendi al Principe Gran Maestro. La Real Casa ha anche precisato che la normativa italiana relativa all’autorizzazione a fregiarsi pubblicamente di determinate insegne non può essere trasformata nell’affermazione che si tratti di titoli “venduti” o inesistenti.
Grimaldi ha inoltre sottolineato che, proprio in queste ore, si stanno svolgendo gli incontri dell’Aicods al Lingotto, dove Emanuele Filiberto assegna ordini cavallereschi a pagamento, nell’ottantesimo anniversario della Repubblica. La situazione è vista come un abuso di potere da parte di una corte di cosplayer dei monarchi sott’aceto, nostalgici del Regno e del ventennio, che chiedono l’elemosina di un titolo al Lingotto. L’ideatore della piattaforma estone, Enea Benedetto, ha appreso di essere stato estromesso dalla società gemella italiana, mentre il Principe rifiuta di liquidargli una fattura da 1000 euro.
Le accuse pendono in Procura a Torino, con l’esposto del medico legale Enrico Manfredi Luserna d’Angrogna sulla vendita di un bene pubblico indisponibile – l’Ordine Mauriziano – con flussi verso l’associazione svizzera Aicods. Benedetto ha anche presentato una denuncia per truffa e appropriazione indebita contro Emanuele Filiberto, Santini e Di Tornaforte. Grimaldi ha depositato un’interrogazione al Ministro Giorgetti affinché sia fatta “chiarezza”. Il principe Filiberto ha inoltre commentato che “mi sorprende che un’attività che da anni riunisce migliaia di persone e sostiene concretamente progetti benefici venga descritta attraverso espressioni offensive anziché attraverso i fatti”. Ha aggiunto che alle interrogazioni parlamentari, naturalmente, risponderanno le istituzioni competenti. Da parte nostra continueremo a rispondere con trasparenza, documenti e attività concrete.
