Processo d’appello per Turetta: la Procura chiede aggravanti di crudeltà e stalking
Processo d’appello per Filippo Turetta: la Procura chiede aggravanti di crudeltà e stalking

Il processo d’appello per Filippo Turetta, condannato all’ergastolo per l’omicidio dell’ex fidanzata Giulia Cecchettin, si terrà il 14 novembre a Mestre. La Procura generale di Venezia ha deciso di proseguire nonostante l’abbandono dell’appello da parte del giovane di Torreglia, che aveva dichiarato di accettare la pena senza richiedere attenuanti. La difesa di Turetta sarà rappresentata dal professor Giovanni Caruso e dall’avvocata Monica Cornaviera, mentre i legali dei familiari di Giulia, Stefano Tigani, Nicodemo Gentile e Piero Coluccio, saranno presenti in aula. La Corte d’assise d’appello sarà presieduta da Michele Medici.
La Procura chiede aggravanti di crudeltà e stalking
La Procura generale, guidata dal procuratore Federico Prato e dal sostituto Pasquale Mazzei, punta a ottenere il riconoscimento delle aggravanti per la crudeltà e lo stalking, escluse in primo grado. La Corte d’assise di Venezia, il 3 dicembre scorso, aveva condannato Turetta al massimo della pena per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dal rapporto affettivo con la vittima, nonché per sequestro di persona e occultamento di cadavere. L’ergastolo rimane comunque la pena massima prevista dall’ordinamento, quindi non cambierà. L’eventuale riconoscimento delle aggravanti avrebbe un valore simbolico, come sottolineato dai legali della famiglia Cecchettin, costituitisi parte civile.
Il processo d’appello si svolgerà a Mestre
Il processo d’appello si svolgerà in aula bunker a Mestre, dove la Corte d’assise d’appello presieduta da Michele Medici si occuperà del caso. La difesa di Turetta, rappresentata da Giovanni Caruso e Monica Cornaviera, dovrà rispondere alle richieste della Procura. I legali dei familiari di Giulia, Stefano Tigani, Nicodemo Gentile e Piero Coluccio, saranno presenti per sostenere la posizione della parte civile. La famiglia di Giulia ha espresso l’importanza del riconoscimento delle aggravanti, pur riconoscendo che la pena non varierà.
Nonostante Turetta abbia rinunciato all’appello, la Procura generale ha deciso di proseguire, evidenziando l’importanza del riconoscimento delle aggravanti. La difesa dovrà affrontare questa richiesta, pur tenendo conto che l’ergastolo è già la pena massima prevista. I legali della famiglia Cecchettin hanno sottolineato il valore simbolico di un eventuale riconoscimento, pur riconoscendo che la pena non varierà. La Corte d’assise d’appello dovrà valutare se le aggravanti siano state sufficientemente dimostrate, in un contesto che vede la Procura e la difesa impegnate in un dibattito legale su aspetti di natura simbolica.
Il processo d’appello rappresenta un momento cruciale per il caso Turetta, con la Procura che cerca di ottenere un riconoscimento simbolico delle aggravanti, pur senza modificare la pena. La famiglia di Giulia, attraverso i propri legali, ha espresso il sostegno a questa richiesta, pur riconoscendo che la pena non varierà. La Corte d’assise d’appello dovrà valutare i fatti e le prove presentate. Il dibattito si concentrerà su aspetti di natura simbolica, in un contesto in cui la pena massima rimane invariata.
