La spia inglese con accento toscano e la fuga del Re d’Italia

Un agente segreto inglese, con accento toscano, accompagna il Re d’Italia e Badoglio in fuga durante l’armistizio del 1943.

Un agente segreto inglese accompagna il Re d'Italia e Badoglio in fuga durante l'armistizio del 1943
Un agente segreto inglese accompagna il Re d’Italia e Badoglio in fuga durante l’armistizio del 1943

Il 9 settembre 1943, durante l’armistizio che segnò la fine del dominio fascista in Italia, un agente segreto inglese con accento toscano accompagnò il Re Vittorio Emanuele III e il Maresciallo Pietro Badoglio in una fuga segreta. L’uomo, Richard “Dick” Mallaby, era un membro del Special Operations Executive (Soe), un’unità britannica di spionaggio durante la Seconda guerra mondiale. La sua missione, iniziata nel 1940, si concluse con un’azione cruciale che permise agli Alleati di ricevere informazioni vitali in tempo utile. La sua storia, per decenni rimasta nascosta, è stata resa nota grazie alla ricerca di Gian Luca Bernaschi.

Un agente segreto con accento toscano

NATO nel 1919 a Ceylon, colonia britannica, Richard Mallaby trascorse l’infanzia in Italia, a Asciano, in provincia di Siena. Di madrelingua inglese, parlava perfettamente l’italiano con un accento toscano, una caratteristica che lo rendeva un’ottima risorsa per il Soe. Dopo aver servito nell’esercito britannico nel 1939, fu contattato dai servizi segreti quando Mussolini dichiarò guerra alla Gran Bretagna il 10 giugno 1940. Inserito nei quadri del Soe, Mallaby fu inviato in Italia per svolgere missioni di spionaggio e comunicazione con gli Alleati. La sua missione iniziò con un paracadutato in Italia e si concluse con un’azione cruciale per gli Alleati. Dopo la caduta del Duce il 25 luglio 1943, Mallaby fu paracadutato nella zona del Lago di Como, ma fu catturato dai carabinieri e consegnato al Servizio informazioni militari (Sim) del generale Giacomo Carboni. Invece di essere fucilato come spia, fu utilizzato dagli italiani come contatto con gli Alleati.

La fuga del Re e la missione segreta

Il 29 agosto, dal Comando supremo italiano di Palazzo Vidoni, inviò il primo radiomessaggio al suo superiore a Londra, il maggiore Maurice Page. Successivamente, gli inglesi consegnarono a Castellano un’apparecchiatura radio e i codici per le comunicazioni dirette con Algeri. Il 9 settembre, quando l’annuncio di Eisenhower gettò nel marasma i vertici italiani, Marchesi portò Mallaby all’aeroporto di Pescara su un Savoia Marchetti “Marsupiale” del Sim. L’agente, con la preziosa radiotrasmittente, fu accompagnato in una torre del Castello Svevo e mise in contatto con il Soe ad Algeri per informare Eisenhower che Roma chiudeva le trasmissioni alle 19.50.

La fuga del Re e di Badoglio fu accompagnata da un’azione segreta e silenziosa. La nave da guerra “Baionetta” si dirigeva verso Brindisi, dove il gruppo del Re e dei generali si installò al Castello Svevo. Mallaby, uno dei 57 privilegiati a bordo, fu accompagnato in una torre e si mise in contatto con il Soe ad Algeri. La sua missione, che aveva iniziato con un paracadutato in Italia, si concluse con un’azione cruciale per gli Alleati.

Dopo essere sceso a terra, l’agente fu accompagnato con radiotrasmettitore e cifrari in una torre del Castello Svevo e si mise in contatto con il Soe ad Algeri per informare Eisenhower. La sua storia, per decenni rimasta nascosta, è stata resa nota grazie alla ricerca di Gian Luca Bernaschi. Mallaby, sopravvissuto alla guerra e alle missioni pericolose, morì a Verona nel 1981 e riposa nel piccolo cimitero di Asciano, dove aveva trascorso l’infanzia.

  • Richard Mallaby, agente segreto inglese con accento toscano.
  • Missione del Soe durante la Seconda guerra mondiale.
  • Fuga del Re d’Italia e Badoglio nel 1943.