Sudan, dossier segreto: l’esercito ha usato armi chimiche contro i ribelli

Un dossier segreto rivela l’uso di armi chimiche da parte dell’esercito sudanese, rischiando di influenzare la guerra a favore delle milizie Rsf.

Dossier segreto svela uso di armi chimiche da parte dell’esercito sudanese, con rischi per la guerra e le milizie Rsf
Dossier segreto svela uso di armi chimiche da parte dell’esercito sudanese, con rischi per la guerra e le milizie Rsf

Il Sudan si trova al centro di un conflitto sempre più complesso, con nuove accuse di uso di armi chimiche da parte dell’esercito sudanese e un dibattito internazionale su come il supporto estero possa influenzare il corso della guerra. Il dossier segreto, ottenuto da un servizio d’intelligence mediorientale e reso pubblico dal New York Times e dal Washington Post, ha svelato prove che l’esercito sudanese (Saf) avrebbe sviluppato e utilizzato armi chimiche, in particolare bombe al cloro, contro le milizie ribelli Rsf. L’uso di tali armi, se confermato, potrebbe rappresentare un grave aggravamento della situazione umanitaria e un ulteriore motivo per l’ONU di estendere l’embargo sulle armi.

Armi chimiche e supporto estero: il ruolo delle milizie Rsf

Secondo il dossier, l’esercito sudanese avrebbe prodotto bombe al cloro in sei mesi nel 2024, utilizzando materiale proveniente da fonti civili e internazionali. Il generale Tariq Hussain, delle Forze armate sudanesi, ha riferito di aver importato 20 bombole di cloro dall’Egitto, sufficienti a produrre circa 1.100 ordigni. Queste bombe, combinando esplosivi con gas tossico, avrebbero avuto un impatto significativo nella battaglia di Khartoum, culminata nella riconquista della capitale da parte delle Rsf. Il dossier ha anche rivelato che il programma chimico è stato interrotto dopo l’imposizione di sanzioni statunitensi contro il Sudan e il suo presidente Abdel Fattah al-Burhan.

La guerra tra regolari e paramilitari: il vantaggio delle Rsf

Le milizie Rsf, sostenute principalmente dagli Emirati Arabi Uniti, hanno migliorato notevolmente le loro capacità belliche grazie al supporto estero. L’uso di droni, forniti da Turchia, Arabia Saudita e altri Paesi, ha permesso loro di effettuare attacchi e sorveglianza a distanza, ribilanciando i rapporti di forza con l’esercito regolare. Il dossier sottolinea che il supporto estero ha reso le Rsf una forza più efficace, nonostante siano accusate di atti di genocidio durante la caduta di Al Fasher. La rivelazione del dossier, a ridosso del voto dell’ONU sull’embargo, potrebbe influenzare il dibattito internazionale a favore delle Rsf.

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU voterà il 12 settembre sull’estensione dell’embargo sulle armi al Sudan intero. Gli analisti ritengono che questa mossa potrebbe creare un’asimmetria a favore delle Rsf, poiché l’esercito regolare dipende da canali legali e internazionali per l’approvvigionamento, mentre le milizie utilizzano reti informali e contrabbando. L’embargo potrebbe costringere i Paesi a scegliere tra rispettare il diritto internazionale o tagliare i rifornimenti alle Rsf. La divulgazione del dossier, però, potrebbe offrire un vantaggio tattico alle milizie, che si trovano a un momento cruciale del conflitto.

La guerra e i civili: un costo umanitario crescente

La guerra in Sudan ha causato un aumento del numero di vittime civili, con attacchi su infrastrutture essenziali e mercati. Secondo l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, oltre mille persone sono state uccise in attacchi con droni tra gennaio e maggio 2026. L’uso di droni ha modificato la distribuzione geografica delle ostilità, esponendo i civili a un rischio maggiore. Le armi fornite da Paesi esteri, come droni e sistemi di artiglieria, hanno ampliato la portata del conflitto e reso più difficile il controllo delle situazioni.

Il dossier segreto ha anche sottolineato l’importanza di indagare e fermare le reti che alimentano il conflitto, soprattutto quelle che operano su territori di Paesi che non rispettano le norme internazionali. Gli Stati Uniti hanno presentato una proposta per estendere l’embargo a tutto il territorio del Sudan, ma la risoluzione è sostenuta solo da alcuni Paesi, mentre Cina e Russia si oppongono. La guerra in Sudan, con il suo uso di armi chimiche e il supporto estero, rimane un conflitto complesso e drammatico, con conseguenze gravi per la popolazione civile.