Elisa Claps, nuovi dettagli sull’omicidio: biglietti anonimi e incontri inquietanti
Nuovi elementi sull’omicidio di Elisa Claps: biglietti anonimi, incontri del parroco e errori delle indagini.

Elisa Claps, la giovane di Potenza scomparsa nel 2002 e uccisa da Danilo Restivo, ha visto nuovi dettagli emergere da un libro inchiesta pubblicato da EdiMavi. I giornalisti Fabio Amendolara e Fabrizio Di Vito, attraverso il volume “Indagine nell’abisso della Chiesa della Trinità”, hanno rivelato elementi inediti che mettono in luce depistaggi, biglietti anonimi e un incontro del parroco con una 18enne alle terme. L’inchiesta, presentata a Cava de’ Tirreni, ha suscitato interesse per la sua capacità di ricostruire un caso che ha segnato la comunità locale e ha portato a una serie di errori e omissioni da parte delle autorità.
Biglietti anonimi e errori delle indagini
Uno dei primi elementi emersi nel libro è il ritrovamento di un biglietto anonimo a Parco Montereale, vicino al tabacchino del padre di Elisa. Il biglietto, incluso in una nota a piè di pagina di una delle prime informative della Questura di Potenza, contiene una frase che sembra indicare un coinvolgimento di terzi nell’omicidio: “Avevo una gatta. Cantava troppo. L’ho uccisa. Elisa l’ho fatta sotterrare con una pietra”. Questo documento, se fosse stato analizzato in modo approfondito, avrebbe potuto portare a ulteriori indagini su chi potesse aver aiutato Danilo Restivo a occultare il corpo di Elisa.
Il biglietto anonimo potrebbe indicare un complice dell’omicidio.
Un altro elemento inquietante è un altro biglietto anonimo inviato all’avvocato Maria Bamundo, che difende le due donne dell’impresa di pulizie che hanno ritrovato il corpo di Elisa. Il messaggio, che cita un sacerdote della Diocesi, De Sortis, ha suscitato sospetti. L’anonimo è stato inviato a un indirizzo non corretto, presso una casa di proprietà di un collega dell’avvocato, dove erano convocati dieci testimoni sul caso. Questo errore potrebbe indicare un tentativo di occultare informazioni rilevanti.
Il parroco e l’incontro con una 18enne
Il parroco Don Mimì Sabìa, noto per il suo ruolo nella comunità di Potenza, ha avuto un incontro con una ragazza di 18 anni alle terme di Fiuggi, poco dopo la scomparsa di Elisa. L’incontro, avvenuto il 18 settembre, è stato reso noto durante il processo delle due signore dell’impresa di pulizie che hanno ritrovato il corpo. Questo episodio ha suscitato dibattiti sulla comunità locale, che è stata accusata di omertà e di non aver visto nulla quel giorno, nonostante fosse mezzogiorno di una domenica di settembre.
Un incontro inquietante potrebbe aver rivelato informazioni cruciali.
Il libro sottolinea come la comunità potentina, nonostante la centralità del luogo della scomparsa, non abbia mai visto nulla quel giorno. Questo elemento ha portato a una riflessione sul ruolo della comunità e sulle sue responsabilità. Inoltre, il libro mette in luce come la Procura di Salerno abbia contribuito a coprire i responsabili, permettendo che il caso restasse irrisolto per anni.
Depistaggi e errori di indagine
Il libro raccoglie anche testimonianze di chi ha visto Elisa Claps nei giorni della sua scomparsa. Tra questi, un ragazzo poco più grande di lei, Giuseppe Carlone, ha riferito di averla vista alle 13,40 ai piedi della scalinata 4 novembre. Tuttavia, la sua testimonianza è stata smentita dal fratello di Elisa, Gildo Claps, e Carlone non è mai stato riconvocato. Questo episodio ha messo in luce come le indagini siano state influenzate da errori e omissioni.
Un altro aspetto rilevante è l’ipotesi che Elisa fosse stata vista durante lavori di falegnameria nel sottotetto della Chiesa della Trinità. Gli operai, che avevano lavorato con fari alogeni, avrebbero potuto notare qualcosa. Tuttavia, nessuno ha riferito nulla al parroco Don Mimì Sabìa, che avrebbe dovuto essere a conoscenza di eventuali segni di scomparsa.
Il libro, in conclusione, non solo raccoglie nuovi dettagli sull’omicidio di Elisa Claps, ma si presenta come un manuale su come evitare errori in un’inchiesta per omicidio. L’inchiesta, presentata in un contesto di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne, ha riacceso il dibattito su un caso che ha segnato la comunità locale e che, purtroppo, non è mai stato risolto in modo definitivo.
