Austria, divieto hijab a scuola per under 14: norma e contesto europeo

L’Austria introduce un divieto per l’hijab nelle scuole per ragazze under 14, con analogie in altri Paesi europei.

Ragazze austriache sotto i 14 anni non possono indossare il velo islamico a scuola, con applicazione a partire da settembre 2026
Ragazze austriache sotto i 14 anni non possono indossare il velo islamico a scuola, con applicazione a partire da settembre 2026

La norma austriaca e il contesto politico

L’Austria ha introdotto un divieto per l’hijab nelle scuole per ragazze under 14, entrato in vigore con l’inizio dell’anno scolastico 2026/27. La misura, applicata a partire da lunedì 7 settembre, ha avuto il suo primo banco di prova con la riapertura degli istituti a Vienna, nella Bassa Austria e nel Burgenland. La norma, proposta dalla coalizione tra ÖVP, SPÖ e NEOS, ha visto l’appoggio anche del partito di estrema destra FPÖ, mentre i Verdi austriaci hanno votato contro. La legge, che riguarda espressamente il velo islamico, è stata ispirata dal principio della laicità della scuola pubblica e mira a tutelare l’autodeterminazione e l’uguaglianza delle ragazze.

La norma è stata concepita per garantire la visibilità e la libertà di sviluppo delle ragazze, con l’obiettivo di evitare costrizioni religiose. Secondo il ministro dell’Istruzione Christoph Wiederkehr, il divieto serve a proteggere il diritto delle ragazze a svilupparsi senza limitazioni. La soglia dei 14 anni è stata scelta in base al raggiungimento della maturità religiosa, in modo da permettere alle ragazze di decidere autonomamente quali simboli della propria fede indossare.

Altri Paesi europei e i loro divieti

Il divieto dell’hijab a scuola non è un fenomeno unico in Europa. In Francia, dal 2004, è vietato agli studenti indossare simboli o abiti che manifestino l’appartenenza religiosa, con specifica menzione del velo islamico, della kippah e delle croci di dimensioni particolarmente evidenti. In Belgio, dal primo settembre 2026, nelle scuole secondarie gestite dalla provincia delle Fiandre orientali, è vietato durante le attività scolastiche l’uso di simboli, indumenti o segni che esprimano convinzioni religiose o politiche. In Norvegia, burqa e niqab sono vietati durante le attività didattiche dal 2018, mentre nei Paesi Bassi, dal 2019, il divieto riguarda scuole, università, strutture sanitarie, edifici pubblici e trasporti.

In Svizzera, dal gennaio 2025, la restrizione vale nei luoghi pubblici, salvo alcune eccezioni, e le violazioni possono essere punite con una multa fino a mille franchi. In Danimarca, un divieto specifico dell’hijab nelle scuole è stato discusso ma non approvato, mentre nel 2023 il Parlamento ha respinto sia una proposta per vietarlo alle bambine delle scuole primarie sia una più ampia, rivolta anche al personale scolastico. La norma austriaca rappresenta un ulteriore passo verso la laicità e l’uguaglianza, anche se potrebbe tornare davanti alla Corte costituzionale. Cinque ragazze tra i nove e i dodici anni, insieme ai loro genitori, avevano già presentato ricorso, ma nel luglio 2026 i giudici lo avevano dichiarato inammissibile perché il divieto non era ancora entrato in vigore. Ora che la norma è applicata, sarà possibile contestarla nuovamente. L’Islamische Glaubensgemeinschaft in Österreich (IGGÖ), l’organizzazione che rappresenta la comunità musulmana nel Paese, ha già annunciato di volerlo fare.

La norma è entrata in vigore con l’inizio dell’anno scolastico 2026/27 e prevede che, in caso di violazione, l’insegnante chieda alla studentessa di togliere il velo e la famiglia possa essere convocata per un colloquio. Se il comportamento si ripete, interviene l’autorità scolastica competente e, nei casi successivi, possono essere informati anche i servizi per la tutela dei minori. Per i genitori si può arrivare a una multa compresa tra 150 e 800 euro.

La misura è stata ispirata dal principio generale della laicità della scuola pubblica e mira a tutelare l’autodeterminazione e l’uguaglianza delle ragazze. La soglia dei 14 anni è stata scelta in base al raggiungimento della maturità religiosa, in modo da permettere alle ragazze di decidere autonomamente quali simboli della propria fede indossare. La norma è entrata in vigore con l’inizio dell’anno scolastico 2026/27 e prevede che, in caso di violazione, l’insegnante chieda alla studentessa di togliere il velo e la famiglia possa essere convocata per un colloquio. Se il comportamento si ripete, interviene l’autorità scolastica competente e, nei casi successivi, possono essere informati anche i servizi per la tutela dei minori. Per i genitori si può arrivare a una multa compresa tra 150 e 800 euro. La norma è entrata in vigore con l’inizio dell’anno scolastico 2026/27 e prevede che, in caso di violazione, l’insegnante chieda alla studentessa di togliere il velo e la famiglia poss