Giulia Tramontano, la Cassazione: “Impagnatiello voleva ucciderla molti mesi prima”
Cassazione riconosce premeditazione in caso Giulia Tramontano, con ricerche online e aumento dosi veleno.
Un caso che ha scosso l’opinione pubblica
La Corte di Cassazione ha espresso un parere decisivo nel caso di Giulia Tramontano, una donna incinta di sette mesi vittima di un omicidio avvenuto il 27 maggio 2023. Secondo la Suprema Corte, il comportamento dell’imputato, Alessandro Impagnatiello, mostra una premeditazione che si sarebbe sviluppata molti mesi prima del delitto. La Cassazione ha sottolineato come i giudici di merito avrebbero trascurato elementi cruciali per ricostruire il disegno criminoso, come l’aumento progressivo della somministrazione di veleno per topi e le ricerche online dell’imputato. La premeditazione non si limita al momento del delitto, ma si estende a un periodo più lungo.
Elementi chiave per la ricostruzione del delitto
Tra i fatti emersi, la Corte ha evidenziato l’incremento delle dosi di sostanza tossica nell’ultimo mese e mezzo, iniziato nel dicembre 2022. Inoltre, l’imputato ha cercato informazioni su “veleni letali” e “veleni mortali fatti in casa”, nonché su “quanto veleno per topi è necessario per uccidere una persona?” il 7 gennaio 2023. Questi elementi, secondo la Cassazione, indicano una maturazione del proposito omicidiario che non si limita al momento del delitto, ma si estende a un periodo più lungo. Le ricerche online e l’aumento delle dosi sono elementi rilevanti per comprendere l’evoluzione del disegno criminoso.
La Corte ha anche sottolineato che i giudici di merito avrebbero erroneamente collocato l’insorgenza del proposito omicidiario alle ore 17 del 27 maggio 2023, escludendo la possibilità che l’azione fosse finalizzata a provocare la morte della compagna. Per questo motivo, il nuovo giudizio d’appello dovrà rivalutare la premeditazione, considerando l’intero svolgimento dei fatti dal dicembre 2022. La Cassazione ha riconosciuto la premeditazione, pur confermando l’ergastolo.
La Corte d’appello di Milano, nel giugno 2025, aveva confermato la condanna a ergastolo, ma non riconosciuto l’aggravante della premeditazione. La Cassazione ha però ritenuto che i giudici di merito avessero erroneamente collocato l’insorgenza del proposito omicidiario alle ore 17 del 27 maggio 2023, escludendo la possibilità che l’azione fosse finalizzata a provocare la morte della compagna. La sentenza apre la strada a un nuovo giudizio d’appello, con l’obiettivo di chiarire la responsabilità e la gravità del reato.
La sentenza della Cassazione ha suscitato un dibattito su come valutare la premeditazione in casi di omicidio con veleno. La Corte ha sottolineato che la progressiva somministrazione di sostanze tossiche, accompagnata da ricerche online, indica una intenzione omicidiaria che non si limita al momento del delitto. La Cassazione ha anche sottolineato le “fratture” logiche e motivazionali nella ricostruzione presentata dai giudici di merito, che hanno trascurato elementi rilevanti per comprendere l’evoluzione del disegno criminoso. La Cassazione ha riconosciuto la premeditazione, pur confermando l’ergastolo.
