Le piccole società dilettantistiche in crisi, Aldo Serena propone un fondo per sostenere i giovani talenti
Le piccole società dilettantistiche in crisi, Aldo Serena propone un fondo per sostenere i giovani talenti

Le piccole società dilettantistiche, spesso il punto di partenza per i giovani talenti, si trovano in una situazione di grave crisi. La riforma dello sport del 2021, avviata dal ministro Vincenzo Spadafora, ha avuto conseguenze devastanti per il calcio dilettantistico, riducendo drasticamente i finanziamenti e mettendo a rischio la sopravvivenza di tante realtà locali. A denunciare l’emergenza è Aldo Serena, ex calciatore di fama internazionale, che ha vissuto e vinto la sua carriera tra le maglie di Inter, Juventus e Milan, e che oggi si batte per trovare una soluzione. La sua proposta, che prevede una percentuale degli stipendi dei calciatori per finanziare le società dilettantistiche, potrebbe rappresentare una via d’uscita per un sistema che rischia di collassare.
La crisi del calcio dilettantistico
La riforma del 2021 ha completamente modificato il sistema di finanziamento delle società dilettantistiche, togliendo i fondi che derivavano dalla capacità di sviluppare i talenti. A Treviso, ad esempio, le società che una volta ricevevano fino a 60mila euro per la formazione dei giocatori, oggi si vedono offrire massimo 2.500 euro. Questo taglio ha reso impossibile la gestione quotidiana, con conseguenze dirette sulle famiglie e sui ragazzi che desiderano giocare. «Ora le famiglie che vogliono far giocare i loro figli possono ritrovarsi a dover pagare anche più di 500 euro», ha sottolineato Serena, che vede in questa situazione un rischio enorme per il futuro del calcio italiano.
Una proposta di fondo per i giovani
Di fronte a questa situazione, Aldo Serena ha avanzato una proposta concreta: creare un fondo per finanziare le società dilettantistiche, sfruttando una percentuale degli stipendi e delle transazioni dei calciatori professionisti. «Penso ad esempio alla possibilità di creare un fondo per finanziare le società dilettantistiche prendendo una percentuale su stipendi e transazioni professionistiche», ha spiegato. L’idea, sebbene ancora in fase di discussione, potrebbe rappresentare un passo importante per salvaguardare il sistema di formazione e di crescita dei giovani. Di certo bisona fare qualcosa, ha concluso Serena, che vede in questa crisi un’opportunità per rivedere le normative e ripristinare un equilibrio tra professionismo e dilettantismo.
La crisi non riguarda solo il calcio, ma ha implicazioni sociali e culturali profonde. «L’aspetto educativo e culturale dello sport è fondamentale. Dove vanno oggi i ragazzi?», si chiede Serena, che vede in questa situazione un rischio non solo per i giocatori, ma per l’intero tessuto sociale. La mancanza di strutture adeguate potrebbe portare a una perdita di opportunità per i giovani, con conseguenze a lungo termine. Se non si hanno impianti e strutture capaci di sostenere le attività, salta l’intero percorso, ha sottolineato, mettendo in evidenza l’importanza di un sistema che non si limiti a produrre talenti, ma a formare cittadini.
Nonostante la crisi, ci sono segnali di speranza. Il caso di Alphadjo Cisse, 19 anni, talento trevigiano del Milan, dimostra che i giovani possono emergere anche da contesti locali. «I campioni spesso nascono in provincia: c’è uno sguardo verso il successo, che a volte sembra distante, che alimenta ancora di più motivazioni e forza d’animo», ha commentato Serena, che ha visto crescere tanti talenti proprio nei quartieri di Treviso. «Una scalata partita dai primi calci nel quartiere di San Liberale con la maglia dell’Indomita», ha ricordato, riferendosi al suo passato. «Indomita, come lui, che non è mai domo», ha concluso, sottolineando l’importanza di un sistema che permetta a tutti di giocare e crescere.
