
La escalation militare nel Golfo Persico entra in una fase acuta. Gli Stati Uniti hanno dato avvio domenica a una nuova ondata di attacchi contro l’Iran, mentre i Pasdaran iraniani rivendicano di aver colpito basi americane dislocate in tre paesi della regione. Il contesto è quello di una disputa pluriennale sul controllo delle rotte marittime e sulla sicurezza della navigazione commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi più critici per il commercio mondiale.
Il Centcom dell’esercito statunitense ha ufficializzato in un comunicato stampa l’inizio degli attacchi nel pomeriggio di domenica, motivandoli con la necessità di degradare la capacità dell’Iran di colpire marinai civili e navi commerciali che transitano liberamente dallo Stretto di Hormuz. Gli Stati Uniti puntano dunque su operazioni militari dirette a ridurre la minaccia percepita alle linee di comunicazione marittime, vitali per l’economia globale. Secondo quanto riportato da entilocali-online.it, i Pasdaran hanno rivendicato il colpimento di basi americane in Giordania, Kuwait e Bahrain, evidenziando un coordinamento di attacchi a distanza su installazioni militari Usa dislocate in diversi Stati del Golfo.
Le cause della crisi: dalla firma alla rottura
A tre settimane dalla firma dell’accordo preliminare tra Trump e il governo francese a Versailles, la situazione relativa ai transiti commerciali non ha mostrato i miglioramenti auspicati. I dati forniti da Kpler, società specializzata nel tracciamento navale e nell’intelligence commerciale globale, evidenziano un calo drastico: il numero di navi mercantili transitati dallo Stretto la settimana scorsa è diminuito quasi del 50 per cento, passando da 49 a 25 unità. Questo crollo non è casuale, ma riflette direttamente l’impatto degli attacchi reciproci tra Washington e Teheran che hanno generato un clima di insicurezza tale da scoraggiare i traffici commerciali normali.
L’accordo preliminare, sottoscritto con gran risalto mediatico, prevedeva in teoria il ripristino della sicurezza nel passaggio, ma l’interpretazione divergente di alcuni articoli ha aperto spazi di conflittualità. In particolare, l’articolo 5 del memorandum of understanding non contiene alcuna dichiarazione esplicita secondo la quale gli Stati Uniti si impegnerebbero a organizzare direttamente il passaggio sicuro delle navi. Questa lacuna ha consentito all’Iran di rivendicare che i propri attacchi alle navi mercantili che utilizzano la rotta marittima alternativa creata dagli Usa rientrerebbero in una legittima esercizio di sovranità, sulla base dell’assenza di un impegno americano formalizzato. La disputa interpretativa sui termini del memorandum rappresenta dunque il substrato su cui si innestano i nuovi scontri militari.
La posizione americana e il rischio per l’economia globale
Dal lato statunitense, la risposta è stata netta. Il presidente Trump ha qualificato gli attacchi iraniani contro navi commerciali come atti di terrorismo, una posizione che giustifica l’uso della forza militare per contrastare quella che Washington considera una minaccia sistematica alla libertà di navigazione. La controreplica americana mira dunque a colpire le capacità operative dell’Iran nel Golfo, riducendo la sua potenza di fuoco e la sua capacità di interferire nelle rotte marittime.
Tuttavia, il paradosso della situazione risiede nel fatto che qualsiasi attacco americano all’Iran, motivato dalla difesa della navigazione commerciale, finisce col mettere a rischio la stabilità dell’intera area del Golfo Persico nel medio e nel lungo termine. Ogni ciclo di azioni e controrazioni alimenta un’escalation che scoraggia ulteriormente i traffici commerciali e aumenta l’incertezza negli investimenti. L’Iran sostiene di controllare le rotte marittime della regione, rivendicando una sovranità sullo Stretto, mentre gli Stati Uniti considerano questi passaggi come materia della loro prerogativa strategica in quanto potenza oceanica dominante. La maledizione di Hormuz, come è stata descritta da osservatori regionali, continua senza soluzione di continuità, alimentata dalle divergenze irriducibili tra le due parti sulla questione di chi debba garantire la sicurezza marittima.
Il calo del 50 per cento nei transiti di navi commerciali rappresenta il costo concreto di questa contesa, un danno all’economia mondiale che si accumula settimana dopo settimana finché le ostilità persistono.