Lavitola aveva già parlato di candidatura a Ranucci nel 2024: il movente dell’attentato era la popolarità
Lavitola aveva già discusso con Ranucci nel 2024 la sua candidatura politica. L’attentato sarebbe stato commissionato per aumentare la sua popolarità.

Il giornalista Sigfrido Ranucci, vittima di un attentato esploso il 16 ottobre 2025, è stato indicato dai magistrati come “persona offesa” da un progetto politico che, secondo l’ordinanza del gip, era stato pianificato da Valter Lavitola, imprenditore e ex faccendiere, con l’obiettivo di favorire la sua ascesa in politica. L’attentato, commissionato esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista, è emerso come parte di un piano che aveva già iniziato a prendere forma nel 2024, quando Lavitola aveva iniziato a parlare con Ranucci della sua futura candidatura alle elezioni politiche.
La candidatura politica di Ranucci
Già nel 2024, Valter Lavitola aveva iniziato a proporre a Sigfrido Ranucci l’idea di candidarsi alle prossime elezioni politiche, ritenendolo un personaggio in grado di sparigliare le carte e battere i suoi concorrenti. Il progetto, che sembrava essere ben presente nei piani di Lavitola, è emerso come un’ipotesi concreta che ha portato l’imprenditore a commissionare un sondaggio per verificare l’indice di popolarità del giornalista. Il gip ha sottolineato che, sebbene Ranucci non avesse mai condiviso formalmente il progetto, il suo atteggiamento nei confronti di Lavitola è diventato via via più aperto e curioso, fino a raggiungere un livello di concreta collaborazione.
Il movente dell’attentato era la popolarità. Secondo l’ordinanza del gip, l’attentato sarebbe stato commissionato esclusivamente per accrescere la popolarità di Ranucci e accelerare i suoi progetti in ambito politico. Lavitola, che aveva già espresso l’intenzione di farlo candidare, aveva anche sottolineato come il gesto avrebbe potuto portare il giornalista a essere eletto Presidente del Consiglio, con un sostegno di almeno il 30% dei voti senza l’appoggio di un partito.
La relazione con Gomes e la manipolazione
Il gip ha anche evidenziato che Ranucci conosceva da tempo il camerunense Gomes Clesio Tavares, socio e factotum di Lavitola, che aveva il ruolo di guardaspalle e che era stato utilizzato per mettere in difficoltà chi lo avrebbe ostacolato. Una foto del 2022, inviata da Lavitola a Ranucci, mostra i tre abbracciati e ha confermato la loro relazione. Il gip ha sottolineato come Ranucci avesse conosciuto il ruolo di Gomes e come Lavitola avesse espresso l’intenzione di utilizzarlo a favore del giornalista. Ranucci è stato la vittima della manipolazione dell’indagato. Secondo il gip, Ranucci è stato “la vittima della manipolazione dell’indagato”, un’affermazione che ha sottolineato come l’attentato fosse stato una mossa personale di Lavitola, mentre il giornalista era rimasto all’oscuro di tutto. L’azione, sebbene fosse stata pianificata per favorire l’ascesa politica di Ranucci, è rimasta un’ipotesi non condivisa formalmente, ma che ha portato a un’azione estremamente grave e illegale.
